I CONTATTI  CON  LUISA

                    prima  parte

 

 

Dopo il suo trapasso, Manuele ha iniziato subito a manifestarsi; il primo contatto è avvenuto già il giorno dopo l’incidente che gli era costato la vita, tramite Luisa, un’amica di famiglia con doti sensitive. In questo suo primo messaggio Manuele manifesta il suo più immediato stato d’animo di quei primi momenti e dice di essere è disorientato, non comprende bene cosa gli è accaduto, dice ancora di avere freddo e di essere angosciato. È un discorso e sono sensazioni molto umani, pienamente comprensibili in chi si trova d’un tratto, inaspettatamente “sbattuto” nell’aldilà; e perciò ne avvertiamo subito la profonda “verità” e autenticità.
Ci si può domandare come è stato possibile per Manuele trovare così subito un canale e riuscire a comunicare così presto; in genere questo accade solo dopo qualche tempo e i trapassati riescono piuttosto laboriosamente e a seguito di ripetuti tentativi più o meno riusciti a trovare la strada e il modo per farsi risentire. Dal racconto di quell’episodio, non è però difficile capire come ciò è avvenuto.

 

 

 

Come risulta da tanti altri suoi messaggi e dal racconto fatto da lui di quei suoi primi momenti (riportato nel primo capitolo de "Il ragazzo in cielo"), il primo e più grande impulso di Manuele, quando ha capito cosa gli era successo, è stato quello di far sapere ai suoi familiari che era ancora vivo, che non era “morto” e che continuava a stare accanto a loro, anche se non lo vedevano; e questo per lenire la grande sofferenza che sentiva in essi per quanto era successo e di cui si sentiva responsabile. La sua maggiore ansia era quella di non poterlo fare, di non sapere come fare per farsi sentire. Possiamo ritenere che, pensando alle varie persone a cui rivolgersi, per essere aiutato – ma nessuno dei suoi amici lo poteva perché, non essendo sensitivi, era per loro invisibile – a un certo punto abbia pensato anche al suo amico Paolo, del quale sentiva l’angoscia per la notizia appresa del suo trapasso.

Ma in quello stato “pensare” vuol dire “vedere”, cioè aver presente alla mente: penso, mi viene a mente una cosa, una persona e subito questa si trova davanti a me, davanti alla mia capacità percettiva psichica. Così Manuele “ha visto” (si è portato mentalmente alla presenza) l’amico Paolo. Paolo stava correndo dalla madre, Luisa,  per darle la terribile notizia della morte dell'amico che  aveva appena appreso; e così Manuele, attraverso Paolo, è venuto a contatto anche con Luisa. Ma Luisa è una sensitiva e così Manuele, la sua mente sopravvissuta, ha potuto "sentire" che Luisa "lo sentiva” (ha avvertito, cioè, la sua sensibilità psichica extrasensoriale e telepatica) ed ha capito che attraverso di lei poteva farsi percepire e  comunicare.

 

 

 

Jan Vermeer "Ritratto di fanciulla"

Jan Vermeer  "Lezione di musica"

Finalmente!, c’era qualcuno con cui poteva “parlare” e dire tutto quello che, nella sua agitazione, voleva dire. Luisa, a sua volta, con le sue capacità ha altrettanto sentito e riconosciuto Manuele, presente mentalmente lì davanti a lei nel modo in cui lei sapeva che può farlo chi non c’è più. Ha capito quindi che Manuele era trapassato e perciò rispose a suo figlio, che le dava la notizia, “già lo sapevo”; e subito si è messa in ascolto nel suo modo medianico. Manuele, sentito che Luisa si era accorta di lui e che grazie a lei poteva parlare, le ha detto allora tutto quello che gli urgeva dentro. C’è stata così la sua, anzi la loro prima comunicazione.
Oramai il canale era stato trovato, Manuele aveva capito come fare, grazie a quale fortunata intermediazione poteva comunicare ancora con il mondo e tornare a parlare con i suoi. E così, in quel primo periodo, il contatto e i messaggi sono avvenuti attraverso  Luisa.

Due giorni dopo, il 30 marzo, Manuele è tornato ancora da Luisa  – cioè, Luisa ha sentito di nuovo la presenza di Manuele, che le parlava - che riferisce a Gigliola quello che le ha detto. Manuele questa volta è tranquillo, parla di una luce immensa che lo avvolge ma è sempre preoccupato per il dolore che avverte nei suoi familiari, non vorrebbe che ci fosse, non ce n’è motivo, visto che lui è sempre vivo e che, sia pure in questo strano e imprevedibile modo, può essere di nuovo con loro e il contatto e il colloquio sono ripresi.

 

 

Qualche tempo dopo, nell’aprile del 2001, Luisa porta a Gigliola un altro messaggio. Manuele le ha chiesto di stare vicino a sua mamma e di aiutarla perché ha bisogno di lei e di questi messaggi. Luisa riferisce ancora di avergli domandato “dimmi di te, come stai? Vedi la Luce?” e che - mentre nel primo messaggio Manuele si era mostrato, come sappiamo, molto agitato e confuso - questa volta la sua risposta era stata “Ho la luce del Signore dentro di me. Sono insieme ai nonni che mi hanno accolto. Sono vicino a tutti voi. Vi benedico e vi amo tutti”.
È, questa, una comunicazione di particolare importanza - ricordiamoci Manuele è ancora ai suoi primi passi  nell’aldilà – perché contiene notizie interessanti e denota in lui già una grande comprensione spirituale. E così, rispondendo a proposto della "luce", Manuele non dice, come ci si potrebbe aspettare, “sì, vedo la Luce, è sullo sfondo, è davanti a me”, bensì capisce che la Luce di Dio è interiore e così dice che è dentro di lui.

 

Vi è poi l’informazione che sono stati i nonni ad accoglierlo quando è arrivato di là – e questo conferma in pieno quanto affermato in tante altre comunicazioni da tanti altri comunicanti oda persone tornate in vita dopo una N.D.E.- che quando si muore non siamo abbandonati a noi stessi nell’ignoto ma vengono a riceverci dei nostri parenti, degli amici o qualcuno che già conosciamo e che ci ha preceduti (oppure degli Esseri di luce o il nostro Angelo custode o una Guida) per accoglierci, per rassicurarci e non farci sentire soli e spauriti o imbarazzati in quel mondo nuovo.

 

Vi è ancora la notizia per i familiari, sempre tesa a rassicurarli e ad alleviare il loro dolore, che stiano sicuri, tranquilli, lui è vicino a loro. Ma quello che ci colpisce in modo particolare è il saluto finale, col quale Manuele, oltre a dichiarare il suo amore, da ai suoi cari la sua benedizione. Ora, da noi, nella cultura del nostro mondo occidentale - alla quale chiaramente era informato anche Manuele da vivo e lo è la sua famiglia - le benedizioni vengono date dalle persone spiritualmente superiori, dal sacerdote ai fedeli o dalla persona anziana a quella più giovane; e, in ambito familiare, sono i genitori a darla ai figli e non viceversa. Se ora, qui è Manuele che la dà ai suoi, questo è indicativo di una sua consapevolezza spirituale della condizione da lui raggiunta. Manuele non è più “il figlio terreno”, è ancora “il figlio” ma ora è soprattutto una creatura celeste che dall’alto protegge i suoi cari.
 

 

Jan Vermeer "Concerto a tre"

Jan Vermeer "L'arte della pittura"

Jan Vermeer "Fanciulla assopita"

 

Jan Vermer "Dama davanti alla spinetta"

 

Nel mese di giugno successivo Gigliola si trovava per qualche giorno di vacanza in un agriturismo dell’Umbria, un posto incantevole dove Manuele, che vi era già stato, l’aveva sollecitata più volte ad andare, perché a lui era piaciuto molto. Durante una visita a Gubbio incontra Luisa, che riceve e l dà un messaggio da Manuele, dal quale traspare tutto il preoccupato affetto di lui per i genitori. Dice il messaggio:
Io mi dedico alla mamma e la seguo passo, passo, non la lascio sola un istante e vorrei consolare il suo dolore. Papà soffre, ha perso la sua lucidità e io vorrei aiutarlo, spero che possa riprendere presto il suo lavoro, solo cosi potrà uscire del buio in cui si trova. Le mie mani sono piene di carezze per la mamma ed io ne sto facendo una grande scorta. Grazie Luisa, amica mia. Vi benedico e vi amo”.

Inoltre, Manuele le dice che il fratello Gabriele in quel momento non è presente (e infatti, era andato a fare una gita in barca con un amico) e ripete che i nonni sono con lui. Si conferma quindi che “di là”, quando rivolgono l’attenzione al nostro mondo, possono benissimo “vedere” e sapere chi c’è e chi non c’è in un posto; e questo perché attraverso i presenti sentono o non sentono le vibrazioni psichiche personali di ognuno.
 

I nostri cari passati all'altra dimensione non sono nella tomba, che ospita solo il loro corpo; essi sono spiriti in cielo, non sono il corpo che ebbero. Questo "loro" ce lo dicono sempre e Manuele lo conferma. Gigliola, nel luglio di quel doloroso anno 2001- ormai era venuta l’estate, era periodo di riposo - si trovava nella sua casa di montagna, in un paese non lonta-no da Roma, nel cui cimitero riposa anche il corpo di Manuele. Una sua amica per farla distrarre, visto lo stato di prostrazione in cui comprensibilmente era sempre, l’aveva invitata a trascorrere un periodo del mese di agosto a Cortina, in una casa che aveva preso in affitto.
A Gigliola questo sarebbe piaciuto ma mille dubbi la tormentavano, non voleva allontanarsi dal paese dove c'era Manuele; non avrebbe potuto andarlo a trovare tutti i giorni, come ora faceva;.timori d'ogni genere l'assalivano. Ed ecco che, di fronte a quella titubanza, arriva, sempre attraverso Luisa, il messaggio di Manuele:

Cara mamma, sento i tuoi timori, non devono esserci, devi assolutamente andare dai tuoi amici, devi partire e non temere di abbandonarmi, perché io non sono lì nella cappella ma ti seguo ovunque tu vada. Anche papà non deve avere dubbi, non corre nessun pericolo, farete un viaggio tranquillo e sarete accolti con amore.
Vi prego di andare ed io sarò con voi. Devo andare, ho consumato tutte le mie energie per aiutare Paolo
(nota 1). Vi benedico e vi amo”.
 

   

Jan Vermeer  "Il militare e la fanciulla sorridente"

Sarò sempre con voi”, aveva detto Manuele ai suoi genitori nel precedente messaggio e questo era proprio vero. Da tutte le comunicazioni risulta che, soprattutto in quel primo periodo in cui, comprensibilmente, il disorientamento e l'abbattimento dei suoi familiari era grande, Manuele li seguiva passo dopo passo. Egli, infatti, mostra di conoscere i loro pensieri e il loro stato d’animo e quello che facevano, preoccupandosi che tutto per essi andasse per il meglio. Il 12 agosto così, tra l’altro, scrive per loro:

Cara Luisa devi dire alla mamma di essere più calma e serena, perché c'è qualcosa che la preoccupa in modo particolare. Papà deve essere più determinato nel fare le sue scelte, non solo sul lavoro ma anche nella vita. Non deve disperdere le sue energie ma deve concentrare la sua attenzione solo su cose significative. I miei messaggi non lo toccano in modo particolare, invece deve ascoltare ciò che gli dico e convincersi che sono più vivo che mai e lo seguo sempre. La mamma deve poter ritrovare gli agganci con la vita reale e ricominciare a fare quello che faceva prima. Vi benedico”.
 

 

Jan Vermeer  "L'astronomo"

 

Finalmente, nella seconda meta di agosto, i familiari di Manuele accolgono l’invito della loro amica e si recano per un periodo di riposo a Cortina. Anche Luisa, in quel periodo, soggiornava in una cittadina non lontana da lì, S. Cassiano in Val Badia, e così Gigliola e lei decidono di incontrarsi. Fanno, dunque, una gita insieme in una località della zona e lì, mentre stanno nei pressi di una piccola cappella, nella quiete di un bosco, giunge a Luisa un altro messaggio di Manuele, sempre indicativo di come egli stava vicino a loro e li seguiva nelle loro vicende:

Sono nella luce, vivo nell'armonia ma non posso godere la pienezza perché il vostro dolore mi tiene legato alla terra. Voi avete ancora molto tempo e dovete utilizzarlo per costruire e non per distruggere. Vorrei fare una carezza alla mamma, ma lo posso fare solo attraverso Luisa” (nota 2).

Luisa allora, automaticamente, in quello stato in cui incorporava Manuele, mossa da lui e mentre leggeva quelle parole, ha sollevato una mano e ha fatto una carezza a Gigliola; e questa dice di aver avvertito sul viso, in quella carezza, una mano molto più grande e robusta di quella minuta di Luisa, come era la mano di Manuele, e di aver sentito con la massima certezza che era la mano di lui.
 

Un punto, soprattutto, di questa comunicazione merita di essere sottolineato ed è laddove dice “Sono nella Luce e vivo nell’armonia ma non posso godere pienamente perché il vostro dolore mi tiene legato alla terra”. Questa affermazione è una costante che viene detta in tutte le comunicazioni dei nostri cari. Loro sono chiamati a salire in alto e ad evolversi nella loro sfera e nel cammino che ora devono fare di là. Ma il rapporto con noi è ancora forte, ci vogliono sempre bene perciò, quando sentono che il nostro dolore per la loro perdita è inconsolabile, non possono staccarsi da noi e si attardano a consolarci finché non ci vedono rasserenati. È così anche per Manuele in questi suoi primi momenti e queste sue parole ce lo confermano. Inoltre, i nostri cari, dopo il loro trapasso, hanno anche il compito di aiutarci nella nostra evoluzione e a trasformarci interiormente, nella consapevolezza, acquisita dai loro messaggi, della loro sopravvivenza e comprendendo che essi vivono ancora e che c’è un’altra vita dopo quella terrena. Finché non hanno completato questo compito non possono dedicarsi  alla propria ascesa con la totalità del loro spirito celeste. In questo modo noi, se non diamo una misura al nostro dolore, li tratteniamo e ritardiamo il loro cammino con la nostra immutata sofferenza. Questo ci dicono sempre.

 

Jan Vermeer  "Fanciulla in giallo"

 

Si arriva a settembre, l’estate andava a finire e i genitori di Manuele sono tornati a Roma. Gigliola soffriva sempre per la perdita di Manuele – come poteva essere diversamente? - ma ora rivedere i luoghi abituali, la casa vuota rendevano più acuto il dolore. Anche se talvolta poteva sentire ancora suo figlio in questi nuovi modi, in concreto lui non c’era più; e allora, come è naturale, le venivano tante domande, tanti assilli, se Manuele aveva sofferto quando era trapassato, ovvero quando, dopo l’incidente, si è accorto e ha capito che la vita e i suoi cari e tutto quello che aveva, erano finiti per lui, non ci sarebbero stati più. Così, Gigliola tutto questo lo ha chiesto a suo figlio, attraverso Luisa, ma la risposta di lui è stata dolce e rassicurante; e non poteva essere diversamente:

Cara Luisa, devi dire alla mamma che non deve pensare alla mia morte e al mio dolore, è un concetto che per noi non esiste, perché si forma nella vostra mente, ma in realtà la morte è un atto dovuto alla vita, è un momento in cui il filo sottile che ci lega ad essa si rompe e non c'è il tempo di soffrire. In fondo questo la mamma lo sa bene, io ho corso per tutta la vita e così sono andato incontro a quella che voi chiamate morte, perché era una conseguenza della mia vita terrena. Vi benedico. Manuele”.
 

Jan Vermeer  "Donna con la brocca"

 

Il 30 ottobre 2001 Gigliola si trovava nella cappella in cui riposa il corpo di Manuele, nel pae-se di montagna dove ha la casa. C’era anche Luisa, che ha ricevuto un messaggio per lei:
Cara mamma, cara, io vengo per te, sono sempre accanto a te, vengo qui per te (3), cerco di farvi cambiare vita (nota 4) , ma è difficile, devo fare tanta fatica con voi. Io mamma sto bene, devi esserne assolutamente certa, il mio moto verso la luce è facile; cerca di capire, tutto ciò che è armonioso è divino e tutti noi vi accompagniamo sempre dove il Signore vuole e ci guida, è molto di più che avere tutta la ricchezza del mondo. Il Signore vi benedice tutti e vuole che voi siate suoi esclusivi strumenti di pace. Vi amo e cerco in tutti i modi di farvelo sentire, vi accompagno sempre”.
 

 

Gigliola ha detto di essere stata rinfrancata da quelle parole, che dunque mostrano di aver ottenuto l’effetto voluto e così il loro colloquio, attraverso Luisa, è continuato. Avendogli chiesto se vedeva i nonni, la risposta è stata: “Sono sempre con loro”; ma poi subito Manuele ha ripreso il suo discorso che, evidentemente, era quello di cui soprattutto lui voleva parlare, lui voleva che i suoi cari si rasserenassero: “Papà deve ammorbidire il suo dolore, deve amministrarlo, non nasconderlo come fa sempre, altrimenti soffoca. Devo andare, ma tu mamma devi dirgli che aspetto per vedere anche le sue debolezze, non si può essere sempre forti. Devo andare. Il Signore vi benedica tutti”.
 

 

Jan Vermeer  "Allegoria della fede"

Il 18 novembre 2001, Gigliola e Luisa si trovavano di nuovo nella cappella dove riposa Manuele e lì, tramite la sensitiva, arrivano da lui altre comunicazioni, anzi si è intrecciata tutta una lunga e complessa conversazione, si è trattato di un vero e proprio ritrovato colloquio. Ha iniziato Manuele:

Care, un bacio a tutte due. Mamma cara, mutevole è il tempo della vita mamma, ma qui è tutto luce e motivo di grande armonia. Non credere a chi ti vuole convincere che la vita sia stata creata solo per soffrire, la vera vita è questa, voglio rassicurarti che io sarò sempre vicino a te, non cercare altrove. A suo tempo, sarò io a prenderti per mano e a guidarti verso quella luce che ci avvolge e compenetra.
Il Signore non concede proroghe perché perdona e noi vi aiutiamo a sentire la Sua presenza vigilando sui vostri ansiosi pensieri.
Lascia che la vita faccia il suo corso, vivi conquistando la tua amorosa pace, anche se c'è chi forza le tue azioni, non concedere molta parte di te stessa, non avere la pazienza che ti amareggia la vita
”.
Gigliola domanda: “Stai bene?”risposta “Molto bene” “Rimpiangi la vita terrena?” “Non posso pensare ad un paragone possibile" (cioè: non è possibile immaginare un paragone con la vita che ho ora, che me la faccia rimpiangere).
 

Jan Vermeer  "Diana al bagno"

Jan Vermeer  "La fantesca e la signora"

 

Oramai il contatto era divenuto solido e le manifestazioni di Manuele si moltiplicavano. Una notte si era condensata come una figura umana, nel cui viso Gigliola aveva riconosciuto Manuele. Così il giorno dopo gli ha chiesto se era veramente lui che si era fatto vedere la notte precedente; la risposta, avuta per il solito tramite di Luisa, è stata: “Breve contatto, troppo breve, ma era una buona occasione per farvi capire che io non vi lascio”, concludendo dopo qualche altro discorso, con le parole: “Sono stanco ma immensamente felice”.
Ecco un’altra conversazione tra Gigliola e il figlio. Sempre tramite Luisa Manuele dice a Gigliola: “Sono sempre vicino a voi, cerca di capirlo questo. Vedo e sento tutto, so chi ama e chi si nasconde al dolore, bisogna solo dirgli che lo tramuti in gioia da dare a chi soffre” (nota 5). Gigliola: “Aiuta papà e Gabriele” Risposta: “Vado e vengo continuamente ma cerco di essere più forte con loro di come sono con te. Ciao mamma”. “Tornerai presto?” “Sì, sempre, ma devo caricarmi di energia, sono sempre indaffarato. Ci sono bolle di luce troppo forti” (nota 6). “Riuscirò a comunicare con te con il registratore?” (nota 7) “Brava, continua”. “Mi senti quando ti chiamo?” “Non sarà per adesso, ma brava” (nota 8). “Devo cam-biare sistema?” (nota 9) “Molti tentativi insieme avranno il giusto risultato per te e per me”. La conversazione si avvia alla fine, Manuele ha già avvertito che le sue energie stavano terminando. Gigliola chiede: “Sei vicino al Signore?” “Lo sai, la luce è Lui e tutto si compie. Ciao mamma, la pace del Signore sia con tutti voi”.
 

Qualche giorno dopo, il 17 dicembre, Luisa riceve ancora un messaggio da Manuele per la sua famiglia. Ormai è lei la “postina” che porta le lettere di questo straordinario, ritrovato e continuativo colloquio: “La mamma continui con il registratore, anche io sto cercando di mettermi in contatto. Miei cari, la morte non cancella la presenza, io sono sempre lì con voi”.

L’unico commento da fare è che è stato un bel colloquio e, soprattutto, un vero colloquio, né più né meno di quello che ci può essere tra due persone vive su questa terra e del tutto uguale a quelli che Gigliola aveva prima col figlio; ma, del resto, lui era veramente “vivo” (nella nuova vita) e presente vicino a lei, l’unica differenza era che lei non lo vedeva con gli occhi. È una cosa straordinaria e tutte queste considerazioni dovrebbero essere valutate e apprezzate nel giusto modo, quando si è subita una perdita del genere, per darsene una ragione e per comprendere pienamente, in tutti gli aspetti, l’accaduto e la realtà, quella che è la vera realtà della vita e della morte; e così accettarle, pur nel dolore, che rimane, è umano, sarebbe inumano se non ci fosse. Ma quando si hanno questi reincontri e questi colloqui e quando si sente e si capisce che la persona cara è ancora vicina e ci si può parlare come prima, solo la forma è diversa, in questa consapevolezza anche la sofferenza si addolcisce. È molto triste la situazione di chi in questi colloqui non ci crede o non li ha, veramente per loro la persona cara è perduta, ma non perché, anche in questo caso, non ci sia più ma perché non la sentono, perché sono sordi alla loro presenza e al loro richiamo.

 

  NOTE

(1)  Qualche giorno prima Paolo aveva avuto un incidente e, in quell’occasione, aveva visto  davanti a sé una grande luce arancione; questo gli aveva fatto pensare di essere morto e aveva chiesto aiuto a Manuele. Posiamo ritenere anche noi che quella luce era proprio il suo amico accorso ad aiutarlo, come lui stesso conferma nel suo messaggio

(2)  L’invio di carezze da parte di Manuele attraverso la mano di Luisa era accaduto già altre volte, come, ad esempio, nell’analogo episodio, riportato nella storia della sua vita terrena, della carezza fatta da lei al figlio Paolo dopo le “telefonate misteriose”. Evidentemente in Luisa queste capacità di automatismi gestuali, indotte in lei per incorporazione, si accompagnano a quelle più usuali delle visualizzazione e della ricezione dei messaggi (n.d.C.)

(3)  Sono parole dalle quale traspare come Manuele sentiva profondamente il dolore di sua madre, acutizzato per lei dal trovarsi in quel luogo, e come anche lui ne soffrisse, voleva in ogni modo consolarla e farle sentire il suo amore (n.d.C)

(4)  Nel senso di “Cerco di farvi capire che non dovete soffrire così per me, perché io ci sono sempre” (n.d.C.)

(5)  Con queste ultime parole Manuele intende certamente riferirsi al padre, Romano. Infatti Gigliola capisce e prosegue come sopra (n.d.C.)

(6)  Probabilmente intende dire che non ha ancora imparato bene ad avvicinarsi alle fonti di energia dalle quali deve attingere la carica per caricarsi e comunicare (n.d.C.)

(7)La psicofonia – ne parleremo in seguito più approfonditamente – è un metodo di comunicazione con l’Altra Dimensione per il quale si ricevono i messaggi attraverso un registratore o un radioregistratore. Il messaggio si incide sul nastro magnetico di questo apparecchio. Poter comunicare col figlio per psicofonia era (ed è ancora) il grande desiderio di Gigliola. Ma non decidiamo noi, non è la volontà cosciente del medium e di chi riceve il contatto che decide il tipo di attività medianica e di fenomenica paranormale attraverso cui questo contatto si può realizzare. Il tipo di comunicazione si realizza invece a livello di possibilità e strutturazione della personalità psichica del medium (del percipiente che riceve medianicamente) e secondo quanto dispongono nell’aldilà, tenuto conto di questa strutturazione e di queste capacità del medium. Nel caso di Gigliola, il contatto che lei era destinata ad avere con Manuele era un altro, la scrittura automatica. (n.d.C.)
(8)E’ un preannuncio del fatto che in futuro Gigliola avrebbe potuto comunicare direttamente con lui, senza bisogno di terzi intermediari. Ma per ora era ancora presto (n.d.C.)
(9)  Intende dire “il sistema di registrazione psicofonica” usato dalla sensitiva (n.d.C.)

 

 

© COPYRIGHT 2006

Tutti i diritti riservati

manuelemessaggidalcielo & gli amici di manuele