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I CONTATTI CON LUISA
prima parte |
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Dopo il suo trapasso, Manuele ha iniziato subito a
manifestarsi; il primo contatto è avvenuto già il giorno dopo
l’incidente che gli era costato la vita, tramite Luisa, un’amica di
famiglia con doti sensitive. In questo suo primo messaggio Manuele
manifesta il suo più immediato stato d’animo di quei primi momenti e
dice di essere è disorientato, non comprende bene cosa gli è
accaduto, dice ancora di avere freddo e di essere angosciato. È un
discorso e sono sensazioni molto umani, pienamente comprensibili in
chi si trova d’un tratto, inaspettatamente “sbattuto” nell’aldilà; e
perciò ne avvertiamo subito la profonda “verità” e
autenticità. Ci si può domandare come è stato possibile per
Manuele trovare così subito un canale e riuscire a comunicare così
presto; in genere questo accade solo dopo qualche tempo e i
trapassati riescono piuttosto laboriosamente e a seguito di ripetuti
tentativi più o meno riusciti a trovare la strada e il modo per
farsi risentire. Dal racconto di quell’episodio, non è però
difficile capire come ciò è
avvenuto. |
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Come
risulta da tanti altri suoi messaggi e dal racconto fatto da lui di
quei suoi primi momenti (riportato nel primo capitolo de "Il ragazzo
in cielo"), il primo e più grande impulso di Manuele, quando ha
capito cosa gli era successo, è stato quello di far sapere ai suoi
familiari che era ancora vivo, che non era “morto” e che continuava
a stare accanto a loro, anche se non lo vedevano; e questo per
lenire la grande sofferenza che sentiva in essi per quanto era
successo e di cui si sentiva responsabile. La sua maggiore ansia era
quella di non poterlo fare, di non sapere come fare per farsi
sentire. Possiamo ritenere che, pensando alle varie persone a cui
rivolgersi, per essere aiutato – ma nessuno dei suoi amici lo poteva
perché, non essendo sensitivi, era per loro invisibile – a un certo
punto abbia pensato anche al suo amico Paolo, del quale sentiva
l’angoscia per la notizia appresa del suo trapasso.
Ma in quello stato
“pensare” vuol dire “vedere”, cioè aver presente alla mente: penso,
mi viene a mente una cosa, una persona e subito questa si trova
davanti a me, davanti alla mia capacità percettiva psichica. Così
Manuele “ha visto” (si è portato mentalmente alla presenza) l’amico
Paolo. Paolo stava correndo dalla madre, Luisa, per darle la
terribile notizia della morte dell'amico che aveva appena
appreso; e così Manuele, attraverso Paolo, è venuto a contatto anche
con Luisa. Ma Luisa è una sensitiva e così Manuele, la sua mente
sopravvissuta, ha potuto "sentire" che Luisa "lo sentiva” (ha
avvertito, cioè, la sua sensibilità psichica extrasensoriale e
telepatica) ed ha capito che attraverso di lei poteva farsi
percepire e comunicare. |
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Jan Vermeer "Ritratto di fanciulla"

Jan Vermeer "Lezione di
musica" |
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Finalmente!, c’era qualcuno con cui poteva
“parlare” e dire tutto quello che, nella sua agitazione, voleva
dire. Luisa, a sua volta, con le sue capacità ha altrettanto sentito
e riconosciuto Manuele, presente mentalmente lì davanti a lei nel
modo in cui lei sapeva che può farlo chi non c’è più. Ha capito
quindi che Manuele era trapassato e perciò rispose a suo figlio, che
le dava la notizia, “già lo sapevo”; e subito si è messa in ascolto
nel suo modo medianico. Manuele, sentito che Luisa si era accorta di
lui e che grazie a lei poteva parlare, le ha detto allora tutto
quello che gli urgeva dentro. C’è stata così la sua, anzi la loro
prima comunicazione. Oramai il canale era stato trovato, Manuele
aveva capito come fare, grazie a quale fortunata intermediazione
poteva comunicare ancora con il mondo e tornare a parlare con i
suoi. E così, in quel primo periodo, il contatto e i messaggi sono
avvenuti attraverso Luisa.
Due giorni dopo, il
30 marzo, Manuele è tornato ancora da Luisa – cioè, Luisa ha
sentito di nuovo la presenza di Manuele, che le parlava - che
riferisce a Gigliola quello che le ha detto. Manuele questa volta è
tranquillo, parla di una luce immensa che lo avvolge ma è sempre
preoccupato per il dolore che avverte nei suoi familiari, non
vorrebbe che ci fosse, non ce n’è motivo, visto che lui è sempre
vivo e che, sia pure in questo strano e imprevedibile modo, può
essere di nuovo con loro e il contatto e il colloquio sono
ripresi. |
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Qualche tempo dopo,
nell’aprile del 2001, Luisa porta a Gigliola un altro messaggio.
Manuele le ha chiesto di stare vicino a sua mamma e di aiutarla
perché ha bisogno di lei e di questi messaggi. Luisa riferisce
ancora di avergli domandato “dimmi di te, come stai?
Vedi la Luce?” e che - mentre nel primo messaggio Manuele
si era mostrato, come sappiamo, molto agitato e confuso - questa
volta la sua risposta era stata “Ho la luce del
Signore dentro di me. Sono insieme ai nonni che mi hanno accolto.
Sono vicino a tutti voi. Vi benedico e vi amo tutti”.
È, questa, una comunicazione di particolare importanza -
ricordiamoci Manuele è ancora ai suoi primi passi nell’aldilà
– perché contiene notizie interessanti e denota in lui già una
grande comprensione spirituale. E così, rispondendo a proposto della
"luce", Manuele non dice, come ci si potrebbe aspettare, “sì, vedo
la Luce, è sullo sfondo, è davanti a me”, bensì capisce che la Luce
di Dio è interiore e così dice che è dentro di lui.
Vi è
poi l’informazione che sono stati i nonni ad accoglierlo quando è
arrivato di là – e questo conferma in pieno quanto affermato in
tante altre comunicazioni da tanti altri comunicanti oda persone
tornate in vita dopo una N.D.E.- che quando si muore non siamo
abbandonati a noi stessi nell’ignoto ma vengono a riceverci dei
nostri parenti, degli amici o qualcuno che già conosciamo e che ci
ha preceduti (oppure degli Esseri di luce o il nostro Angelo custode
o una Guida) per accoglierci, per rassicurarci e non farci sentire
soli e spauriti o imbarazzati in quel mondo nuovo.
Vi è ancora la notizia per
i familiari, sempre tesa a rassicurarli e ad alleviare il loro
dolore, che stiano sicuri, tranquilli, lui è vicino a loro. Ma
quello che ci colpisce in modo particolare è il saluto finale, col
quale Manuele, oltre a dichiarare il suo amore, da ai suoi cari la
sua benedizione. Ora, da noi, nella cultura del nostro mondo
occidentale - alla quale chiaramente era informato anche Manuele da
vivo e lo è la sua famiglia - le benedizioni vengono date dalle
persone spiritualmente superiori, dal sacerdote ai fedeli o dalla
persona anziana a quella più giovane; e, in ambito familiare, sono i
genitori a darla ai figli e non viceversa. Se ora, qui è Manuele che
la dà ai suoi, questo è indicativo di una sua consapevolezza
spirituale della condizione da lui raggiunta. Manuele non è più “il
figlio terreno”, è ancora “il figlio” ma ora è soprattutto una
creatura celeste che dall’alto protegge i suoi
cari. |
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Jan Vermeer "Concerto a tre"

Jan Vermeer "L'arte della pittura"

Jan Vermeer "Fanciulla
assopita" |
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Jan Vermer
"Dama davanti alla spinetta" |
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Nel
mese di giugno successivo Gigliola si trovava per qualche giorno di
vacanza in un agriturismo dell’Umbria, un posto incantevole dove
Manuele, che vi era già stato, l’aveva sollecitata più volte ad
andare, perché a lui era piaciuto molto. Durante una visita a Gubbio
incontra Luisa, che riceve e l dà un messaggio da Manuele, dal quale
traspare tutto il preoccupato affetto di lui per i genitori. Dice il
messaggio: “Io mi dedico alla mamma e la seguo
passo, passo, non la lascio sola un istante e vorrei consolare il
suo dolore. Papà soffre, ha perso la sua lucidità e io vorrei
aiutarlo, spero che possa riprendere presto il suo lavoro, solo cosi
potrà uscire del buio in cui si trova. Le mie mani sono piene di
carezze per la mamma ed io ne sto facendo una grande scorta. Grazie
Luisa, amica mia. Vi benedico e vi amo”.
Inoltre,
Manuele le dice che il fratello Gabriele in quel momento non è
presente (e infatti, era andato a fare una gita in barca con un
amico) e ripete che i nonni sono con lui. Si conferma quindi che “di
là”, quando rivolgono l’attenzione al nostro mondo, possono
benissimo “vedere” e sapere chi c’è e chi non c’è in un posto; e
questo perché attraverso i presenti sentono o non sentono le
vibrazioni psichiche personali di ognuno.
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I nostri cari passati all'altra dimensione non sono
nella tomba, che ospita solo il loro corpo; essi sono spiriti in
cielo, non sono il corpo che ebbero. Questo "loro" ce lo dicono
sempre e Manuele lo conferma. Gigliola, nel luglio di quel doloroso
anno 2001- ormai era venuta l’estate, era periodo di riposo - si
trovava nella sua casa di montagna, in un paese non lonta-no da
Roma, nel cui cimitero riposa anche il corpo di Manuele. Una sua
amica per farla distrarre, visto lo stato di prostrazione in cui
comprensibilmente era sempre, l’aveva invitata a trascorrere un
periodo del mese di agosto a Cortina, in una casa che aveva preso in
affitto. A Gigliola questo sarebbe piaciuto ma mille dubbi la
tormentavano, non voleva allontanarsi dal paese dove c'era Manuele;
non avrebbe potuto andarlo a trovare tutti i giorni, come ora
faceva;.timori d'ogni genere l'assalivano. Ed ecco che, di fronte a
quella titubanza, arriva, sempre attraverso Luisa, il messaggio di
Manuele:
“Cara mamma, sento i tuoi timori,
non devono esserci, devi assolutamente andare dai tuoi amici, devi
partire e non temere di abbandonarmi, perché io non sono lì nella
cappella ma ti seguo ovunque tu vada. Anche papà non deve avere
dubbi, non corre nessun pericolo, farete un viaggio tranquillo e
sarete accolti con amore. Vi prego di andare ed io sarò con voi.
Devo andare, ho consumato tutte le mie energie per aiutare Paolo
(nota 1). Vi benedico e vi
amo”. |
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Jan Vermeer "Il militare e la fanciulla
sorridente" |
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“Sarò sempre con voi”,
aveva detto Manuele ai suoi genitori nel precedente messaggio e
questo era proprio vero. Da tutte le comunicazioni risulta che,
soprattutto in quel primo periodo in cui, comprensibilmente, il
disorientamento e l'abbattimento dei suoi familiari era grande,
Manuele li seguiva passo dopo passo. Egli, infatti, mostra di
conoscere i loro pensieri e il loro stato d’animo e quello che
facevano, preoccupandosi che tutto per essi andasse per il meglio.
Il 12 agosto così, tra l’altro, scrive per loro:
“Cara Luisa devi dire alla mamma di essere più calma e serena,
perché c'è qualcosa che la preoccupa in modo particolare. Papà deve
essere più determinato nel fare le sue scelte, non solo sul lavoro
ma anche nella vita. Non deve disperdere le sue energie ma deve
concentrare la sua attenzione solo su cose significative. I miei
messaggi non lo toccano in modo particolare, invece deve ascoltare
ciò che gli dico e convincersi che sono più vivo che mai e lo seguo
sempre. La mamma deve poter ritrovare gli agganci con la vita reale
e ricominciare a fare quello che faceva prima. Vi
benedico”. |
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Jan Vermeer
"L'astronomo" |
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Finalmente, nella seconda meta di agosto, i familiari
di Manuele accolgono l’invito della loro amica e si recano per un
periodo di riposo a Cortina. Anche Luisa, in quel periodo,
soggiornava in una cittadina non lontana da lì, S. Cassiano in Val
Badia, e così Gigliola e lei decidono di incontrarsi. Fanno, dunque,
una gita insieme in una località della zona e lì, mentre stanno nei
pressi di una piccola cappella, nella quiete di un bosco, giunge a
Luisa un altro messaggio di Manuele, sempre indicativo di come egli
stava vicino a loro e li seguiva nelle loro vicende:
“Sono nella luce, vivo nell'armonia ma non
posso godere la pienezza perché il vostro dolore mi tiene legato
alla terra. Voi avete ancora molto tempo e dovete utilizzarlo per
costruire e non per distruggere. Vorrei fare una carezza alla mamma,
ma lo posso fare solo attraverso Luisa” (nota 2).
Luisa allora, automaticamente, in quello stato in cui
incorporava Manuele, mossa da lui e mentre leggeva quelle parole, ha
sollevato una mano e ha fatto una carezza a Gigliola; e questa dice
di aver avvertito sul viso, in quella carezza, una mano molto più
grande e robusta di quella minuta di Luisa, come era la mano di
Manuele, e di aver sentito con la massima certezza che era la mano
di lui. |
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Un punto, soprattutto, di questa comunicazione
merita di essere sottolineato ed è laddove dice “Sono nella Luce e vivo nell’armonia ma non posso godere
pienamente perché il vostro dolore mi tiene legato alla
terra”. Questa affermazione è una costante che viene
detta in tutte le comunicazioni dei nostri cari. Loro sono chiamati
a salire in alto e ad evolversi nella loro sfera e nel cammino che
ora devono fare di là. Ma il rapporto con noi è ancora forte, ci
vogliono sempre bene perciò, quando sentono che il nostro dolore per
la loro perdita è inconsolabile, non possono staccarsi da noi e si
attardano a consolarci finché non ci vedono rasserenati. È così
anche per Manuele in questi suoi primi momenti e queste sue parole
ce lo confermano. Inoltre, i nostri cari, dopo il loro trapasso,
hanno anche il compito di aiutarci nella nostra evoluzione e a
trasformarci interiormente, nella consapevolezza, acquisita dai loro
messaggi, della loro sopravvivenza e comprendendo che essi vivono
ancora e che c’è un’altra vita dopo quella terrena. Finché non hanno
completato questo compito non possono dedicarsi alla propria
ascesa con la totalità del loro spirito celeste. In questo modo noi,
se non diamo una misura al nostro dolore, li tratteniamo e
ritardiamo il loro cammino con la nostra immutata sofferenza. Questo
ci dicono sempre. |
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Jan Vermeer "Fanciulla in
giallo" |
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Si arriva a settembre,
l’estate andava a finire e i genitori di Manuele sono tornati a
Roma. Gigliola soffriva sempre per la perdita di Manuele – come
poteva essere diversamente? - ma ora rivedere i luoghi abituali, la
casa vuota rendevano più acuto il dolore. Anche se talvolta poteva
sentire ancora suo figlio in questi nuovi modi, in concreto lui non
c’era più; e allora, come è naturale, le venivano tante domande,
tanti assilli, se Manuele aveva sofferto quando era trapassato,
ovvero quando, dopo l’incidente, si è accorto e ha capito che la
vita e i suoi cari e tutto quello che aveva, erano finiti per lui,
non ci sarebbero stati più. Così, Gigliola tutto questo lo ha
chiesto a suo figlio, attraverso Luisa, ma la risposta di lui è
stata dolce e rassicurante; e non poteva essere diversamente:
“Cara Luisa, devi dire alla mamma che non
deve pensare alla mia morte e al mio dolore, è un concetto che per
noi non esiste, perché si forma nella vostra mente, ma in realtà la
morte è un atto dovuto alla vita, è un momento in cui il filo
sottile che ci lega ad essa si rompe e non c'è il tempo di soffrire.
In fondo questo la mamma lo sa bene, io ho corso per tutta la vita e
così sono andato incontro a quella che voi chiamate morte, perché
era una conseguenza della mia vita terrena. Vi benedico.
Manuele”. |
Jan Vermeer "Donna con la brocca" |
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Il 30 ottobre 2001
Gigliola si trovava nella cappella in cui riposa il corpo di
Manuele, nel pae-se di montagna dove ha la casa. C’era anche Luisa,
che ha ricevuto un messaggio per lei: “Cara
mamma, cara, io vengo per te, sono sempre accanto a te, vengo qui
per te (3), cerco di farvi cambiare vita (nota 4) , ma è difficile,
devo fare tanta fatica con voi. Io mamma sto bene, devi esserne
assolutamente certa, il mio moto verso la luce è facile; cerca di
capire, tutto ciò che è armonioso è divino e tutti noi vi
accompagniamo sempre dove il Signore vuole e ci guida, è molto di
più che avere tutta la ricchezza del mondo. Il Signore vi benedice
tutti e vuole che voi siate suoi esclusivi strumenti di pace. Vi amo
e cerco in tutti i modi di farvelo sentire, vi accompagno
sempre”. |
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Gigliola ha detto di essere stata rinfrancata da
quelle parole, che dunque mostrano di aver ottenuto l’effetto voluto
e così il loro colloquio, attraverso Luisa, è continuato. Avendogli
chiesto se vedeva i nonni, la risposta è stata: “Sono sempre con loro”; ma poi subito Manuele ha
ripreso il suo discorso che, evidentemente, era quello di cui
soprattutto lui voleva parlare, lui voleva che i suoi cari si
rasserenassero: “Papà deve ammorbidire il suo
dolore, deve amministrarlo, non nasconderlo come fa sempre,
altrimenti soffoca. Devo andare, ma tu mamma devi dirgli che aspetto
per vedere anche le sue debolezze, non si può essere sempre forti.
Devo andare. Il Signore vi benedica
tutti”. |
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Jan Vermeer "Allegoria della
fede" |
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Il 18 novembre 2001, Gigliola e Luisa si trovavano
di nuovo nella cappella dove riposa Manuele e lì, tramite la
sensitiva, arrivano da lui altre comunicazioni, anzi si è
intrecciata tutta una lunga e complessa conversazione, si è trattato
di un vero e proprio ritrovato colloquio. Ha iniziato Manuele:
“Care, un bacio a tutte due. Mamma cara,
mutevole è il tempo della vita mamma, ma qui è tutto luce e motivo
di grande armonia. Non credere a chi ti vuole convincere che la vita
sia stata creata solo per soffrire, la vera vita è questa, voglio
rassicurarti che io sarò sempre vicino a te, non cercare altrove. A
suo tempo, sarò io a prenderti per mano e a guidarti verso quella
luce che ci avvolge e compenetra. Il Signore non concede proroghe
perché perdona e noi vi aiutiamo a sentire la Sua presenza vigilando
sui vostri ansiosi pensieri. Lascia che la vita faccia il suo
corso, vivi conquistando la tua amorosa pace, anche se c'è chi forza
le tue azioni, non concedere molta parte di te stessa, non avere la
pazienza che ti amareggia la vita”. Gigliola domanda:
“Stai bene?”risposta “Molto bene”
“Rimpiangi la vita terrena?” “Non posso pensare ad
un paragone possibile" (cioè: non è possibile immaginare
un paragone con la vita che ho ora, che me la faccia rimpiangere).
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Jan Vermeer "Diana al bagno"

Jan Vermeer "La fantesca e la signora"
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Oramai il contatto
era divenuto solido e le manifestazioni di Manuele si
moltiplicavano. Una notte si era condensata come una figura umana,
nel cui viso Gigliola aveva riconosciuto Manuele. Così il giorno
dopo gli ha chiesto se era veramente lui che si era fatto vedere la
notte precedente; la risposta, avuta per il solito tramite di Luisa,
è stata: “Breve contatto, troppo breve, ma era una
buona occasione per farvi capire che io non vi lascio”,
concludendo dopo qualche altro discorso, con le parole: “Sono stanco ma immensamente felice”. Ecco
un’altra conversazione tra Gigliola e il figlio. Sempre tramite
Luisa Manuele dice a Gigliola: “Sono sempre vicino a
voi, cerca di capirlo questo. Vedo e sento tutto, so chi ama e chi
si nasconde al dolore, bisogna solo dirgli che lo tramuti in gioia
da dare a chi soffre” (nota 5). Gigliola: “Aiuta papà e
Gabriele” Risposta: “Vado e vengo continuamente ma
cerco di essere più forte con loro di come sono con te. Ciao
mamma”. “Tornerai presto?” “Sì, sempre, ma devo
caricarmi di energia, sono sempre indaffarato. Ci sono bolle di luce
troppo forti” (nota 6). “Riuscirò a comunicare con te con il
registratore?” (nota 7) “Brava, continua”. “Mi senti quando
ti chiamo?” “Non sarà per adesso, ma
brava” (nota 8). “Devo cam-biare sistema?” (nota 9)
“Molti tentativi insieme avranno il giusto risultato
per te e per me”. La conversazione si avvia alla fine,
Manuele ha già avvertito che le sue energie stavano terminando.
Gigliola chiede: “Sei vicino al Signore?” “Lo sai,
la luce è Lui e tutto si compie. Ciao mamma, la pace del Signore sia
con tutti voi”.
Qualche giorno dopo,
il 17 dicembre, Luisa riceve ancora un messaggio da Manuele per la
sua famiglia. Ormai è lei la “postina” che porta le lettere di
questo straordinario, ritrovato e continuativo colloquio: “La mamma continui con il registratore, anche io sto cercando
di mettermi in contatto. Miei cari, la morte non cancella la
presenza, io sono sempre lì con
voi”. |
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L’unico commento da fare è che è stato un bel
colloquio e, soprattutto, un vero colloquio, né più né meno di
quello che ci può essere tra due persone vive su questa terra e del
tutto uguale a quelli che Gigliola aveva prima col figlio; ma, del
resto, lui era veramente “vivo” (nella nuova vita) e presente vicino
a lei, l’unica differenza era che lei non lo vedeva con gli occhi. È
una cosa straordinaria e tutte queste considerazioni dovrebbero
essere valutate e apprezzate nel giusto modo, quando si è subita una
perdita del genere, per darsene una ragione e per comprendere
pienamente, in tutti gli aspetti, l’accaduto e la realtà, quella che
è la vera realtà della vita e della morte; e così accettarle, pur
nel dolore, che rimane, è umano, sarebbe inumano se non ci fosse. Ma
quando si hanno questi reincontri e questi colloqui e quando si
sente e si capisce che la persona cara è ancora vicina e ci si può
parlare come prima, solo la forma è diversa, in questa
consapevolezza anche la sofferenza si addolcisce. È molto triste la
situazione di chi in questi colloqui non ci crede o non li ha,
veramente per loro la persona cara è perduta, ma non perché, anche
in questo caso, non ci sia più ma perché non la sentono, perché sono
sordi alla loro presenza e al loro richiamo.
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NOTE
(1) Qualche giorno prima Paolo aveva avuto un
incidente e, in quell’occasione, aveva visto davanti a sé una
grande luce arancione; questo gli aveva fatto pensare di essere
morto e aveva chiesto aiuto a Manuele. Posiamo ritenere anche noi
che quella luce era proprio il suo amico accorso ad aiutarlo, come
lui stesso conferma nel suo messaggio
(2) L’invio di carezze da parte di Manuele
attraverso la mano di Luisa era accaduto già altre volte, come, ad
esempio, nell’analogo episodio, riportato nella storia della sua
vita terrena, della carezza fatta da lei al figlio Paolo dopo le
“telefonate misteriose”. Evidentemente in Luisa queste capacità di
automatismi gestuali, indotte in lei per incorporazione, si
accompagnano a quelle più usuali delle visualizzazione e della
ricezione dei messaggi (n.d.C.)
(3) Sono parole dalle quale traspare come
Manuele sentiva profondamente il dolore di sua madre, acutizzato per
lei dal trovarsi in quel luogo, e come anche lui ne soffrisse,
voleva in ogni modo consolarla e farle sentire il suo amore (n.d.C)
(4) Nel senso di “Cerco di farvi capire che
non dovete soffrire così per me, perché io ci sono sempre” (n.d.C.)
(5) Con queste ultime parole Manuele intende
certamente riferirsi al padre, Romano. Infatti Gigliola capisce e
prosegue come sopra (n.d.C.)
(6) Probabilmente intende dire che non ha
ancora imparato bene ad avvicinarsi alle fonti di energia dalle
quali deve attingere la carica per caricarsi e comunicare (n.d.C.)
(7)La psicofonia – ne parleremo in seguito più
approfonditamente – è un metodo di comunicazione con l’Altra
Dimensione per il quale si ricevono i messaggi attraverso un
registratore o un radioregistratore. Il messaggio si incide sul
nastro magnetico di questo apparecchio. Poter comunicare col figlio
per psicofonia era (ed è ancora) il grande desiderio di Gigliola. Ma
non decidiamo noi, non è la volontà cosciente del medium e di chi
riceve il contatto che decide il tipo di attività medianica e di
fenomenica paranormale attraverso cui questo contatto si può
realizzare. Il tipo di comunicazione si realizza invece a livello di
possibilità e strutturazione della personalità psichica del medium
(del percipiente che riceve medianicamente) e secondo quanto
dispongono nell’aldilà, tenuto conto di questa strutturazione e di
queste capacità del medium. Nel caso di Gigliola, il contatto che
lei era destinata ad avere con Manuele era un altro, la scrittura
automatica. (n.d.C.) (8)E’ un preannuncio del fatto che in futuro
Gigliola avrebbe potuto comunicare direttamente con lui, senza
bisogno di terzi intermediari. Ma per ora era ancora presto
(n.d.C.) (9) Intende dire “il sistema di registrazione
psicofonica” usato dalla sensitiva
(n.d.C.)
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