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Continuando ad andare alla scoperta di
Manuele e della sua autenticità, di quella che consideriamo “la sua
individualità e la sua personalità specifica e irripetibile”,
cominciamo anche qui con una sua poesia, da lui inviata attraverso
Brigitte. |
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Canta, o essere mio grida tutto
quel che sei dimmi ora cosa vuoi e io te lo darò. Puoi
contarci sul mio cuore dentro di me c’è l’amore. Canta, canta,
canta alto balla ogni singolo attimo è bellissimo sentire e
vedere è un sogno. Canterò anche in mente purché io ne sia
cosciente. Puoi contarci sul mio cuore dentro di me c’è
l’amore. Non fermarti mai, mai, mai e la forza tu
otterrai. Canta, o essere mio grida tutto quel che
sei dentro di te ci sono io non dubitare, o essere
mio. |
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La poesia trabocca di tutta
l’esuberanza, lo stupore e la gioia che un giovane, quale era
Manuele al momento del trapasso di dimensione, prova per quello che
ora vede, per quello che adesso sente, per le grandezze dei luoghi e
le emozioni che avverte là dove si è, d’un tratto, ritrovato. “Un
giovane” – e, direi meglio, un giovane cuore – non solo perché
Manuele era giovane quando è partito dalla vita terrena ma
soprattutto perché è il suo cuore, anzi è proprio il suo essere che
è giovane; e così è la sua anima che qui canta, canta quando vede e
sente di trovarsi in mezzo a tanta luminosità e a tanta pienezza di
vita, in un universo così immenso. Come può non cantare,
cos’altro può fare se non cantare un cuore, un essere che così si
vede, che così si sente? Quando si avverte dentro se stessi
un’esplosione prorompente di vitalità, di forza, di voglia di fare,
“di amore da dare”, come ci si può sentire se non giovani e
pieni di vita,? E perciò “canta, canta o esser mio, grida tutto
quello che sei”. |
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E lì, in questo suo nuovo mondo c’è
veramente una pienezza di vita, tutto è possibile, non c’è alcun
limite alla libertà dell’anima e del cuore, l’universo tutto è
aperto. È comprensibile perciò quell’altro verso “dimmi ora cosa
vuoi, e io te lo darò”. Così è per Manuele, che poi, in
questa pienezza, con il senso di queste infinite possibilità, subito
dopo, osserva dentro di sé e si domanda e si dice “cosa desidero?
Tutto posso avere”. E allora sente - con una intuizione immediata,
contemporanea – che questa libertà, questa gioia, questa sua
pienezza è amore, non è un’altra cosa, è la stessa cosa che l’amore.
Alla domanda “cosa vuoi, cuore mio, cos’è che voglio?”, la risposta
è immediata “dentro di me c’è l’amore, l’amore tu puoi dare,
amore io voglio dare”. Di solito, da noi, sulla terra,
libertà e amore, voglia, desiderio di fare e amore sono sentimenti
distinti, ognuno a sé stante, si può avere amore – o almeno, amore
apparente – e non avere libertà: ad esempio, un amore umano geloso o
possessivo toglie la libertà. Altrettanto si può avere libertà ma
non amore – una libertà superba è solitudine. Come “voglia di fare”,
poi, si possono fare tante cose, anche la guerra, anche costruirsi
un impero economico o di altro genere; ma non c’è amore, c’è volontà
di affermazione individualistica.
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Lì dove adesso sta Manuele, invece,
sono una stessa cosa. “Libertà”, nel mondo della Luce e per chi è
nella Luce, è desiderio di dare, è spinta interiore a dare amore.
Manuele guarda dentro di sé, sente l’amore che gonfia il suo cuore,
che lo riempie,“dentro di me c’è l’amore”, e allora capisce e
risponde che se “libertà” è poter esprimere liberamente quello che
si è, il proprio essere e le proprie voglie, allora per lui
esprimersi, manifestare il proprio essere e la propria spinta
interiore vuol dire “dare amore”, è libero perché può dare
amore. |
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Questo è
lo straordinario e il paradosso rispetto alla nostra condizione
terrestre: “là” si dà amore non per un tornaconto o addirittura
perché si è costretti (magari da un imperativo morale, sentito come
cogente e soffocante, mentre l’individualismo e l’egoismo mi
porterebbero ad altro) ma perché lo vogliamo noi stessi, questa è la
nostra individualità e questo ci consente di esprimere la nostra
essenza, in questo sta la nostra pienezza e la nostra
soddisfazione. E allora, sentendo dentro questi sentimenti e
questa pulsione di amore e sentendosi libero di realizzarla e di
realizzarsi, di nuovo esplode il suo grido“canta, canta, o essere
mio, canta alto”, così dice al suo cuore, “grida tutto
questo”; e se la felicità e la gioia si esprimono nel ballare
(nota 1),ancora si dice “balla, balla senza
fermarti mai”, goditi, assapora ogni momento di questa visione e
nuova vita che hai davanti, che hai dentro di te; di questo amore
che ti riempie il cuore, non ne perdere nemmeno una briciola,
nemmeno un attimo. È come un sogno bellissimo, dice Manuele, e
invece è tutto reale, è questa la vera realtà. Manuele ne è
cosciente ed è questa consapevolezza che fa cantare il suo cuore.
“Canta, gli dice, non fermarti mai, mai, mai”.
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Esplosione stellare |
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Questo
cantare non lo stanca, anzi lo ricarica di energie. Più vede, più ne
gode, tanto più canta e acquista forza, al contrario che sulla
terra, dove uno sforzo, anche quello di cantare, anche il troppo
gioire, fanno perdere energie e stancano. Ma questo perché sulla
terra le energie sono fisiche, sono quelle materiali del corpo e il
loro uso, per fare una qualsiasi cosa, un qualsiasi lavoro, anche
fatto con piacere, anche il cantare, comporta un dispendio di queste
energie, che si esauriscono e devono essere rinnovate (nota
2). Invece nel mondo spirituale la forza viene
dall’interno, dalla propria interiorità e dall’anima oppure dal
mondo spirituale e da lì l’assorbiamo (nota 3).
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"Evoluzione" disegno
automatico della sensitiva Milly Canavero (di lato, in basso a
sinistra Il Fiore, la firma dell'Entità che ispirava
Milly) |
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Il mondo spirituale - anche quello
nostro interiore, la nostra anima - è esso stesso “la Forza” e
viverlo, goderne, cantare col cuore vuol dire vivificarlo, prendere
forza. Su questa terra, poi, se ci mettiamo in sintonia con esso,
con le sue vibrazioni, ne assorbiamo la forza. La forza interiore
spirituale tanto più la esterniamo, tanto più ne facciamo uso, la
esprimiamo e “la facciamo lavorare”, tanto più ci cresce dentro, non
si consuma ma aumenta. Sono concetti nuovi, veramente straordinari
questi che Manuele ci dà e ci fa comprendere. Ma il valore delle
poesie di Manuele (e degli altri suoi messaggi) non va certo
ricercato in questi significati filosofici, sta soprattutto nella
loro bellezza poetica. Sono i versi, è il canto che ci danno
l’emozione di capire col cuore.
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A questo punto, ci si potrebbe
domandare, come mai la sua anima si esprime in modo così
entu-siasta, come mai vive proprio in questa maniera la nuova realtà
che è attorno a lui e quello che fa e quello che prova? Qualcun
altro, un’altra anima potrebbe “vivere” – ed esprimere e narrare -
in modi del tutto diversi i sentimenti che prova davanti alle
bellezze del creato che vede e all’amore di Dio che sente. Ad
esempio, un mistico, con raccoglimento e preghiera interiore e
silente e con assorbimento nella propria anima e in Dio; oppure, chi
non gli credette o non lo comprese, con timore riverente, come di
fronte a qualcosa di troppo grande e schiacciante ovvero con stupore
e desiderio di capire. Perché dunque c’è in Manuele quella sua
specifica reazione, quei sentimenti così esuberanti e prorompenti,
così esplodenti di vitalità? Perché questo suo modo specifico di
vivere la realtà oltremondana che sente e che vede intorno a sé?
Anche qui abbiamo potuto accertare che Manuele era così anche
prima, sulla terra. Infatti, in una comunicazione ricevuta da
Brigitte il1 gennaio 2004 egli così, tra l’altro, dice:
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Che la benedizione di Dio Padre
onnipotente scenda su di voi, sono Manuele e voglio esprimere
pensieri di me. Oh mio Salvatore Gesù, quanto per te è dura la
lotta insieme al Padre eterno, a Maria e tutti coloro che nella
patria celeste sono! Sono un Angelo soltanto e la guerra nel mondo
causa in me tale tristezza ed è qui quando Tu, con la Tua voce
immacolata fino a noi arrivi, per caricarci di suggerimenti
consacrati da trasmettere alle menti come segno di verità. E allora
in noi Angeli l’ottimismo cresce, perché la comprensione
dell’intelligenza nostra da Te donata, si fa concepire al Tuo divino
disegno. L’essere umano è come una nota musicale ed ogni nota ha la
sua melodia. E’ incredibile sentire e comprovare quanto complesse a
volte, quanto delicate si trovino, quante imperiose o meno potenti,
quanto dolci o drastiche, quanto sono fra di loro diverse; non c’è
nemmeno una uguale ad un’altra, questo suono è il suono dell’anima e
per Dio siete come un grande stereo dove può udire ogni commento
musicale, l’intenzione è il suono che vuole diventare. Il cuore
si unisce ad ogni melodia e riporta su di esso scritta ogni vostra
essenza. Noi Angeli leggiamo e Dio concede tale dono per l’amore che
per noi nutre, per l’ amore e per la misericordia a voi umani data.
La Sua forma incomparabile giunge in ogni anima, qui e là, per
cercare di modificare al meglio quel suono che emette, finché questo
esprima amore, gioia, forza, ottimismo, fede, felicità e saggezza.
Per questo fra di voi in comprensione state, cercate la
tranquillità, condizione della serenità e al vostro essere giungerà
la luce che cercate. Nessuno è perfetto, solo Lui, Gesù, lo era,
perchè si esprimeva a impulsi del Padre Eterno originale; Lui portò
in questo mondo la verità eterna: amare il prossimo come se stessi,
dare senza ricevere; non è grave quello che entra dalla bocca ma
quel che ne esce, sono questi gli insegnamenti fondamentali. La
felicità la create tutti e tutti gli apporti o aiuti sono altamente
diversi: c’è quello morale, quello spirituale e quello materiale che
forse non è il più notato, ma impor-tante tanto per rendere la vita
migliore e facilitare la propria esistenza. Ti saluto Bri,
ricorda che devi avere fede, quella vera, enorme ed immensa fede,
quella che ti fa vivere in armonia, quella che ci ha legato, quella
che ha fatto diventare tutto questo realtà, quella che mi ha fatto
divenire Angelo, quella fede che calma, sana, cura, ringiovanisce e
rallegra. La fede è la più grande carezza fatta da nostro
Signore, è il soffio che gli Angeli mandano alla culla dell’anima, è
la mia energia che muove la penna, è il mio amore che ti purifica.
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Manuele
spiega che ogni uomo (e ogni donna) ha una sua personalità specifica
e irripetibile, ognuno di noi è come una nota musicale, ciascuna ha
il suo suono e ciascuna è diversa dalle altre e insieme formano una
melodia, tutto il creato, che Dio suona e ascolta. Ognuno è sé
stesso, ha una sua tipologia psicologica e spirituale, un suo modo
di essere e di fare, che esprime nel suo agire. Sulla terra le
contingenze della vita, l’ambiente sociale e familiare, le necessità
terrene possono comprimere, soffocare queste specificità personali e
indurre l’individuo a non esprimere completamente e liberamente o a
reprimere la propria natura, la sua personalità specifica, quel
“suono” che è, e costringerlo ad essere diverso. L’individuo allora
si mostra e appare diverso, ma appare soltanto, perché nel profondo
della sua anima è e resta quello che è. L’individuo che in questo
modo non è sé stesso, non è autentico e quello che agisce e si
manifesta all’esterno e davanti agli altri è la "persona"
(nota 4), una maschera appunto, che si è messa o che
gli è stata messa. Ma nel suo profondo e nella sua essenza non è
quello che si mostra – ciò che sarebbe impossibile, la sua “nota”,
il “suono” che Dio gli ha dato resta quello che è – solo non gli è
consentito, non gli è dato di esserlo o non vuole esserlo (anche il
suo libero arbitrio gli consente di essere così diverso).
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Figura di luce e Potenze
celesti |
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Maschera del teatro greco |
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La costrizione/ autocostrizione e la
repressione/ autorepressione possono essere tali che lo stesso
individuo neanche conosce chi veramente lui è, quale è il suo vero
essere e la sua “nota musicale”. In tal caso, quando l’individuo
vive la sua vita come una persona-maschera e non in base alla sua
vera individualità, quando così si costringe o è così costretto a
negare sé stesso, allora è la nevrosi e, comunque, non si attua o
non si completa quel processo di individuazione, volto a realizzare
compiutamente se stesso, di cui sempre Jung ci parla; non c’è la
realizzazione di sé (del Sé) e si dovrà compiere (forse) un nuovo
ciclo di esperienze, sulla terra o altrove, per completare quanto
non è stato realizzato in precedenza. Ma qui il discorso si fa lungo
e controverso - infatti il principio che vi sia una reincarnazione
non è accettato da tutti - e non è di questo che Manuele qui
parla. |
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Maschera del teatro greco
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Dunque, ciascuno, nell’essenza di
fondo, è sé stesso, è quello che è; ognuno non può essere che “la
nota musicale” specificamente creata da Dio e che Lui gli ha
assegnato. Di conseguenza, nell’Altra Dimensione - quando non ci
sono più le contingenze, le limitazioni, le costrizioni della vita
terrena che possono indurci a indossare una maschera/persona diversa
parzialmente o totalmente da quello che siamo nell’anima - allora,
la vera personalità dell’individuo, la nota musicale e il suono che
egli è può espandersi liberamente. La persona allora si mostra per
quale veramente essa è e nell’universo risuona la sua nota musicale
genuina. Questo è ciò che avviene quando si arriva di là e vi si
giunge senza avere più, o senza conservare ancora, gli occhiali
deformanti della vita e degli attaccamenti
terreni. |
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La
farfalla che tende verso l’alto, simbolo di rinascita e evoluzione
dell’anima uscita dal bozzolo (della vita terrena) e rinata alla
luce (della vera vita). Disegno inviato da Manuele e ricevuto da
Brigitte |
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Durante una seduta a trance di Brigitte, per completare e
confermarci i concetti qui espressi, è stato chiesto a Manuele, che
parlava attraverso di lei, di parlarci ancora di questo suo stato di
libertà, di questo suo volare nell’universo e di descrivere le sue
emozioni. Ecco il colloquio che ne è seguito; le domande del
conduttore della trance sono quelle riportate in caratteri normali,
le risposte di Manuele, di grande lividezza e di estremo interesse,
sono in corsivo.
“Stavo leggendo
quella poesia che dice " Sono libero come il vento; descrivimi,
parlami di questo, di questi diversi mondi ....” “Concesso”
“... delle bellezze dell’universo in cui tu
trovi, così poi ne parleremo nel libro che, come sai e come ci hai
chiesto, stiamo scrivendo su di te” “Smisuratamente, senza spazio, senza tempo”. “Parlami del tuo tuffarti nell’universo” “Raggiungere quel
punto che davanti a me si presenta, lo desidero e mi ci trovo
all’ istante” “E perché desideri
vedere questi posti? ”
“I miei pensieri si manifestano per
volontà di Dio.”
“Descrivimi le tue emozioni” “Carico d’amore
infinitamente, guardavo tutto quello vedevo da laggiù e mi chiedevo
cosa ci fosse dietro, come facevano le stelle a non cadere, e la
luna era la mia attrazione” (nota 5) (a questo punto
interviene la madre, Gigliola) “Ti ricordi del coniglio sulla
luna?” (nota 6) “Sono
io” “Sei tu, eh!” “Adesso sono un
Angelo” “Ho avuto l’impressione di
averti visto ieri in chiesa, è stato un frutto della mia mente o era
vera?” “I frutti della tua mente possono
essere la più veritiera visione, la più fantastica dimostrazione che
la mente devi lasciare lontana e i frutti dell’amore sentire nel
percepire la presenza. Non sottovalutare e credi in te mamma. I
cammini a me sono infiniti, i cammini che Dio dà ai Suoi figli sono
stupefacenti” |
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Manuele
insiste con la mamma che deve credere in quello che sente e che fa e
che deve “lasciare lontana” la mente che qualche volta la fa
dubitare. “E sono bellissimi anche i cuori che mi fai sulle
candele ”. “Verrò a trovarti in
sogno” “Ti riconoscerò?”
“Indubbiamente”
A questo
punto, è tornato a parlare il conduttore della seduta: “Spiegami il
rapporto fra l’amore e questo tuo tuffarti nell’universo”
“So che devo solo aspettare, un’attesa
che non stanca, il tempo nostro non è il vostro. Devo solo attendere
la gloria di Dio e un giorno verrà che tutti saremo radunati.
Immaginate me che sento tutto il mio essere, che volo nell’immenso,
guardando dritto per dritto e davanti la mia anima sospira, sospira
di gioia. Sfiorare ogni meraviglia esistente dilata il mio spirito,
mi apre alla sensazione che è immortale. È divino tutto quello che è
concesso. Non posso tutto trasmettere, bisogna vedere. Io sono fiero
di esservi accanto, di essere un angelo e so che mi sentite
tutti”
È stato
chiesto ancora: “Tu dici tra l’altro: - Mi tuffo negli abissi del
mare -. Ecco, tuffati per me e descrivimi quello che vedi, che
senti” “Quando una sensazione si prova
con il corpo, è l’anima che sente e rabbrividisce. Quando non si ha
il corpo, i brividi sono una forza galattica; la parola da trovare
per definirla è ancora nascosta”. |
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Astri del
cielo e la terra degli uomini, visti da Van Gogh

L'uomo, l'anima e la personalità-saggezza
che li guida,in un disegno alchemico
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Nell’intenzione di chi le aveva
formulate, le domande, e soprattutto quelle iniziali, volevano
(forse ingenuamente ma molto umanamente) chiedere a Manuele quali
panorami e “paesaggi”che egli vedeva in questo suo volare
nell’infinito universo, come era fatto l’aldilà. Ma le risposte di
Manuele sono state diverse rispetto a quelle intenzioni e molto più
pregnanti, molto più significative di una descrizione paesaggistica.
Manuele non vede con gli occhi ma con l’anima e quello che descrive
non sono paesaggi ma emozioni. L’entusiasmo che prova davanti
all’immensità del suo nuovo mondo e le sensazioni esaltanti che
gliene vengono sono, in definitiva, emozione di amore, amore per
Dio, che tutto questo che concede a lui e a noi tutti, e amore verso
i suoi cari e verso tutto il mondo. Nel suo mondo, dove la
dimensione esistenziale è una dimensione emozionale, le
caratteristiche dell’individualità di Manuele, la sua vitalità, la
sua fattività e il suo entusiasmo si raccordano sempre all’amore – e
non ad altre finalità, pur sempre legittime, come quelle di
conoscenza o anche curiosità, come potevano lasciare ipotizzare le
domande - ma questo ora è inteso in senso universale e corrisponde
all’amore divino. |
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Amore e entusiasmo. L’amore è la
misura delle cose nel loro mondo, amore come dare e donare e come
afflato e trasporto verso l’altro. Ma questo tratto, l’amore, era
pienamente presente e vivo in Manuele anche nella vita terrena (lo
abbiamo visto nel racconto della sua vita) e lo era non solo nei
modi terreni - come del resto è giusto, perché così richiedono le
esigenze di questa vita, esi-genze di una sana integrazione in essa
e di corresponsione con gli altri – ma anche nel senso della
generosità e dell’altruismo, come appare dai racconti che i suoi
amici fanno di lui. Altrettanto deve dirsi per l’entusiasmo.
L’entusiasmo, l’estroversione, la vitalità improntavano la figura
terrena di Manuele, caratterizzavano e animavano la sua vita sulla
terra. Ancora più oggi questi tratti - chiave di volta e momento
fondamentale della sua personalità, del suo essere, la sua “nota
musicale”, a lui assegnata nella melodia del creato - rimangono e si
confermano nella di-mensione spirituale e mistica in cui ora esiste,
trasfigurati nell’amore verso Dio, verso i suoi cari e verso
tutti. |
| NOTE
1) Presso i popoli antichi e
quelli primitivo-arcaici il senso del sacro, quando essi sono
davanti al loro dio (alla sua presenza spirituale) o al suo
simulacro (in cui il dio si è incorporato), si esprime attraverso il
ballo, sono presi dalla frenesia (stato modificato di coscienza) di
ballare. Così, dice anche la Bibbia, accadeva agli israeliti davanti
all’Arca dell’alleanza (n.d.C.)
2) Questo avviene proprio in
base a un principio fisico, la seconda legge della termodinamica, e
quello connesso dell’entropia, i quali comportano che, per fare un
lavoro, bisogna utilizzare e consumare, una certa quantità di
energia, occorre cioè la trasformazione di energia in lavoro.
Questo, unitamente al fatto che non tutta l’energia si trasforma ma
una parte si disperde in calore, porta all’esaurimento dell’energia
(e, alla fine, alla morte termica dello stesso universo
(n.d.C.)
3) E questo è conforme all’altro
principio, speculare e complementare dell’entropia, che è la
sintropia. Questa riguarda il riapporto, - all’interno di un sistema
degradato per consumo e perdita di energia, cioè a causa
dell’entropia – di energia dall’esterno del sistema (da un altro
sistema fisico o dal mondo spirituale), così da riequilibrare il
sistema stesso e consentirgli di continuare ad esistere; non ci sarà
nessuna “morte termica” per l’universo (n.d.C.)
4) Facciamo qui uso di questo
termine “persona” nel senso junghiano della parola, come una
“maschera” (“persona” in latino significa, appunto, “maschera”) che
copre il volto dell’attore (il vero Sé dell’individuo) e gli fa
recitare una parte non sua nel teatro della vita.
(n.d.C.)
5) Qui Manuele si riferisce alle
riflessioni e alle domande che si poneva nell’ultimo periodo della
sua vita terrena, segnale che la sua individualità autentica - che
prima si esprimeva nei modi di cui abbiamo letto nella lettera di
Gigliola - cominciava a manifestarsi e ad “eruttare” dal profondo
vulcano della sua anima e segnale del cambiamento che stava per
avvenire (n.d.C.)
6) Ricordiamo quanto detto in una nota
precedente del coniglio raffigurato sulla luna, secondo una leggenda
Maya, e che Manuele diceva di essere lui stesso (n.d.C.)
7) Gigliola si riferisce ai
cuori che si formano sullo stoppino delle candele che lei e Brigitte
accendono per Manuele, come saluto per lui. Ne abbiamo parlato altre
volte. Il cuore o le altre figure che forma Manuele in cima allo
stoppino è evidentemente la sua risposta di presenza, “Sì, ci sono
anch’io” (n.d.C.)
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