L’arrivo nell’aldilà nel racconto di Manuele

(parte  prima)

 

 

 

 

 

Manuele in un suo messaggio del 29 aprile 2003 racconta alla mamma, sempre per rassicurarla e addolcire il suo dolore e il suo timore che egli nell’incidente abbia sofferto, come sono avvenuti il suo passaggio e poi il suo ingresso nell’Altra Dimensione; e allora così le scrive:

   

Rousseau  "Il pascolo"

 

Mamma. il Signore è stato misericordioso ed ha perdonato i miei errori. Quando sono venuto qui, ero molto angosciato, tu non puoi capire quale confusione ho dovuto vivere, non sapevo dove stavo, cosa mi era successo, mi preoccupavo per voi, non sapevo come fare per avvertirvi e sono caduto in una disperazione senza fine. Poi, improvvisamente ho visto un tunnel, sono andato verso la luce che vedevo e, alla fine, tutto è cambiato, c’erano i nonni che mi sorridevano ed ho capito che ero morto (nota 1). Ma non mi sono spaventato perché tutto era così bello ed un senso di beatitudine mi ha pervaso e mi sono ritrovato a pregare.

Poi ti ho visto, mamma, eri così sconvolta e mi sono preoccupato di farti avere mie notizie. Tu non puoi immaginare che strazio è stato vederti così addolorata, non sapevo cosa fare, poi ho capito che Luisa poteva aiutarmi, (nota 2) sono andato da lei e le ho chiesto di aiutarmi a parlare con te.

Mamma, ho capito che se volevo salvarmi dovevo pregare ed ho pregato tanto il Signore e la Santa Vergine e lei è venuta in mio soccorso. Mamma, sono contento di averti raccontato tutto quello che mi è successo. Non ho sofferto mamma, so che te lo chiedi sempre, non ho sentito nulla, mi sono trovato sospeso sul luogo dell’incidente, credevo di guardare qualcosa che accadeva a un altro, poi ho visto il mio corpo (nota 3) ed ho capito tutto. Mamma, non pensare a questo, ti fa male e non è importante, io sono vivo, sono felice e tu devi essere serena, devi vivere la tua vita, non essere triste, hai ancora tante cose da fare e io ti sarò sempre accanto.

Io sono molto felice, mamma, qui è un mondo meraviglioso. Dio ci ha preparato un’eternità piena di sorprese, non saprei descriverti la gioia quando volo da una parte all’altra, sono sempre in movimento, qui nulla si arresta, non c’è tempo, non c’è spazio, non c‘è un momento di sosta e tutti svolgono i loro compiti con immenso amore. Il Signore è immenso nella Sua grandezza e nella Sua potenza.

 

 

In questa lettera Manuele, oltre a raccontarci della sua vicenda in quei momenti cruciali e delle prime sensazioni provate nel mondo ove era giunto, ci dà anche molte informazioni su come avviene in questo passaggio e su quello che accade – quello che ci accadrà. La riportiamo sia per il valore di queste informazioni – che poi sono anch’esse delle conferme di quanto già detto da tante altre persone, tornate alla vita o trapassate; e così le esperienze OBE e NDE, di cui si è parlato nelle note - sia per la grande vividezza delle descrizioni di quei suoi primi momenti e dei diversi, alternanti stati d’animo da lui provati – prima l’angoscia e la confusione del non sapere cosa fare e come avvertire i suoi familiari poi l’entusiasmo per la Nuova Vita - e che sono una straordinaria conferma di quanto hanno detto sullo stesso punto le due sensitive, Luisa e R., che pure hanno parlato di quei suoi momenti e delle quali abbiamo letto le veggenze e le testimonianze.

 

Rousseau  "La libertà"

 

Rousseau  "La zingara addormentata"

 

 

E così, Manuele ci racconta di quel suo essersi visto sospeso in alto, sopra il luogo dell’incidente, di aver creduto che la cosa riguardasse un’altra persona e di aver poi visto il proprio corpo a terra (esperienza OBE); e del tunnel dove si è ritrovato e la luce che vedeva alla fine di esso e i nonni che erano venuti ad accoglierlo e a rassicurarlo (esperienza NDE). Questi momenti e queste situazioni li ha vissuti lui, sono suoi ricordi, gli sono rimasti impressi per la loro drammaticità ed egli ne parla così come gli vengono a mente, tumultuosamente. Il racconto è molto umano, dopo un rapido accenno all’angoscia provata, subito vuole rassicurare la mamma, “va tutto bene, non sono morto, sono vivo e qui tutto è meraviglioso” - e così parla per primo della NDE – anche se cronologicamente viene dopo - e della gioia che c’è, che lui vive nel nuovo mondo. Dopo, rassicurata la mamma su questo, può tornare indietro, con più calma, nel racconto e le dice di non aver sofferto nell’incidente e parla dell’OBE avuta.

 

Abbiamo detto che il racconto di Manuele conferma appieno quello che le due sensitive, Luisa e R., nel loro insieme, hanno visto. Ma è importante fare anche un raffronto fra queste due diverse veggenze, perché potrebbe sembrare che tra queste ci siano delle discrepanze, che invece non ci sono
Le due sensitive colgono Manuele e i suoi “vissuti”in momenti e situazioni diversi e ciascuna di esse parla di quello che di lui e dei suoi stati d’animo avverte nel momento in cui entra in contatto con lui. Perciò Luisa, quando lo vede nel parco, parla della sua confusione e angoscia, perché questo era lo stato di Manuele quando è corso da lei appena trapassato e lei lo ha visualizzato. Con R. invece egli ci dice della sua gioia di poter parlare di nuovo con sua madre; scherza e ricorda il tempo passato col cugino Luca, che è un giovane d’oggi come era lui; e ci parla della sua libertà e felicità nell’infinito e nella luce dove ora si trova, perché è questo che ora, al momento in cui lo coglie R., egli “sente” dentro di sé per l’ambiente in cui sta e che prova vedendo i suoi cari.
Altrettanto sentono e riferiscono simbioticamente le due sensitive, che durante il contatto sono in sintonia interiore con lui.
Da parte sua, Manuele, prima angosciato quando è colto da Luisa, ora può parlare a R. con serenità e gioia di tutta la vicenda da lui vissuta, perché i primi momenti e gli stati d’animo di inquietudine e di disorientamento sono passati; e così, da queste sue comunicazioni, noi possiamo ricavare uno straordinario quadro fotografico in successione di quanto gli è accaduto.
 

   

Rousseau  ""Paesaggio esotico

 

 

Rousseau  "Il sogno"

 

Altre considerazioni si possono fare. Quando Manuele si è ritrovato nella situazione – o meglio, nello stato di coscienza – extracorporea e autofanica dell’OBE, lì per lì non capisce cosa sia successo e come possa essere quello che vede. La parola da lui usata per indicare il proprio stato d’animo in quel momento è “confusione”. E’ una espressione molto umana e molto veritiera. Non vi è paura o addirittura terrore, come pure sarebbe comprensibile in un caso del genere, ma “confusione”. È il sentimento più naturale e sincero, esprime benissimo l’atteggiamento di disorientamento di chi si ritrova d’improvviso e del tutto inaspettatamente in una situazione del genere.
L’altro sentimento che Manuele subito prova e di cui parla (con Luisa) è quello di angoscia. Questo sentimento - anche se non è più definibile “angoscia” ma appare piuttosto come una ansietà - traspare anche da altri suoi messaggi, che vedremo, inviati all’inizio e in cui parla della sua nuova vita. Ma questo sentimento gli deriva non tanto dall’incidente – che, non essendo “mortale“ in senso proprio, non è da lui percepito e vissuto come tale – quanto piuttosto dal fatto che, sentendosi ancora pensante e quindi vivo, egli vorrebbe avvertire i suoi di questo, che non è successo nulla di grave, che egli è sempre vivo e è a loro vicino, può sempre vederli, anche se loro non lo possono. Ma non sa come fare per comunicare con i suoi familiari e dire a loro tutto questo e così rassicurarli e addolcire la loro sofferenza e strazio, che egli altrettanto vede bene.
 

È in questo senso che egli parla a Luisa nel parco e in questo senso va inteso quel suo sentimento. Comprendere questo, è la chiave di lettura di molti suoi messaggi e per capire quello che egli fa e vorrebbe fare nei primi tempi nel nuovo mondo. Fin quando interverrà la su Guida, Mel.
Già da questi racconti sul passaggio di Manuele all’Altra Dimensione traspare il suo profondo legame con la famiglia, che è uno dei principali fili conduttori dei suoi messaggi. Ne parleremo ampiamente più avanti. Ad essa sono rivolti il suo sguardo, il suo affetto, i suoi pensieri e la sua protezione e questo perché fa parte della sua profonda personalità, questo è “lui”, come vedremo in tante altre lettere. E così, anche nell’occasione drammatica del suo trapasso, quando ha compreso quello che gli è successo, e poi quando, libero nell’universo, si rende conto delle grandi possibilità capacità che gli si sono aperte davanti, il primo pensiero di Manuele, la sua prima preoccupazione, la sua prima sollecitudine sono stati sono stati quelli di avvertire i suoi familiari, rassicurarli (“non sapevo come fare per avvertirvi. Sono caduto in una disperazione senza fine”), di far sapere che lui c’era ancora, che non era tutto finito e alleviare così la loro sofferenza.
 

   

Rousseau  "Saluto alla pace tra le nazioni"

Rousseau  "Quartetto felice"

 

 

Vogliamo anche ricordare, a questo riguardo, che durante una trance di Brigitte (nota 4), in una seduta tenuta il 17 marzo 2004, così Manuele si è espresso attraverso di lei, rivolgendosi alla mamma, che era presente: “Mamma, quanto ho fatto per farmi sentire da voi e quanto fiero ed orgoglioso sono ora che sono vivo e così presente nelle vostre vite”.

Alla fine Manuele riuscirà nell’intento e in ciò quel suo pensiero costante, il suo desiderio – insieme al consenso dell’Alto - vi hanno avuto non poco peso. Il pensiero è  creativo e nasce così il Manuele dei messaggi.

Naturalmente, perché vi sia una corrispondenza tra le due dimensioni occorre anche che nel nostro mondo vi sia qui un “mezzo” capace di ricevere e che si formi così un “canale”. Ma questi, nel nostro caso, ci sono già in nuce e sono ottimi, sono sua madre, Gigliola, e Brigitte, la sua fidanzata. Prima esse non erano motivate e quindi le loro capacità erano rimaste “latenti”, inespresse e nascoste nell’inconscio, perché non avevano ragione (“occasione”) di esprimersi. Ma ora desiderano anch’esse ritrovare Manuele e parlargli e allora questo fa emergere tali facoltà, le “slatentizza” dal profondo ove erano dormienti. La tensione di Manuele e la loro tensione, univocamente indirizzate, contribuisce  a disostruire il canale, i chakra delle due donne.

 

Queste tre componenti, convergenti su un medesimo fine, realizzano dunque la comunicazione paranormale e questa messaggistica e colloquio tra le due dimensioni: il pensiero e il desiderio creativi di Manuele, la capacità sensitiva e ricettiva delle due donne, diretta nello stesso senso, e, soprattutto indispensabile, il consenso del Mondo Superiore, che vuole far pervenire nel nostro il proprio insegnamento. Come Manuele dirà più volte e come risulterà chiaro dai suoi messaggi, questi “sono al servizio del Signore”, hanno lo scopo non solo di ricongiungere Manuele con la sua famiglia ma soprattutto quello di far conoscere l’esistenza di un’Altra Vita.

 

Ma il messaggio di Manuele contiene tanti altri spunti importantissimi e che ci chiamano a grandi riflessioni.
Alla fine di quello strano e incomprensibile “tunnel”, quando si è trovato nella luce e poi ha visto i nonni venuti ad accoglierlo, quando dunque ha capito di essere “morto” e che, tuttavia, viveva ancora, che dunque c’era una vita dopo la “morte”, una vita stupenda perché tutto era bellissimo e dava un senso di beatitudine; allora, dopo tutto questo tumulto di emozioni, sentimenti, pensieri, esperienze, Manuele dice “ mi sono ritrovato a pregare”.
Sono parole che racchiudono tutto il valore, il significato e la conclusione di quello che gli è capitato e altresì il “senso definitivo”di quello che ora egli prova dentro di sé, nel momento in cui si rende consapevole del mondo in cui è entrato e del suo nuovo stato. Esprimono il senso del Sacro rivestito da questo nuovo mondo, che egli avverte profondamente e del quale ha preso coscienza. È il senso che si prova, ad esempio, quando si entra in una piccola chiesa di campagna, silenziosa, dove non c’è nessuno ma che è ripiena dello Spirito del Signore; oppure davanti alla cappella del Sacramento con la sua lampada d’olio accesa. E anche quando ci troviamo davanti a una bellezza della natura, una montagna innevata, un lago, un fiore, che ci toglie il fiato e commuove l’anima. Sono quelle che chiamiamo “esperienze di vetta” (peak’s experiences) e, certamente, sono solo una parvenza di quella espansione ed esplosione della coscienza e del sentire che si ha di là e che Manuele ha avuto in quei primi momenti in cui là si è risvegliato.
 

   

 

Rousseau  "Rive de l'Oise"

Rousseau  "Autoritratto"

 

E’ un mondo sacro quello in cui Manuele si trova ed egli lo sente con forza. Tutta questa successione di atteggiamenti e comprensioni sono salvifici per Manuele; dopo di che, “di conseguenza”, è venuto Mel, gli viene inviata la sua Guida, come vedremo nei prossimi capitoli.
All’inizio del messaggio Manuele dice ancora: “Il Signore ha perdonato i miei errori”. Anche questa è una frase molto importante e sollecita una attenta riflessione.
A proposito dei comportamenti non confacenti al “comando del Signore” - cioè non conformi agli imperativi etici interiori connaturati in noi – Manuele parla dunque di errori e non di “peccati”, come sarebbe stato più ovvio per la sua appartenenza alla nostra cultura cristiana e occidentale.
Volendo fare un confronto con un’altra cultura e un altro insegnamento, l’induismo avrebbe parlato, al riguardo, di “maculazione”, macchia dell’anima: “chi va alla mola s’infarina”, dice il proverbio e l’anima che scende nella materia inevitabilmente, venendo a contatto con questa, se ne sporca. Il concetto induista implica una valutazione oggettiva delle azioni dell’uomo, si guarda ad esse con occhio non certo indulgente ma piuttosto distaccato e obiettivo; manca del tutto quel senso di “colpa” e anzi di colpevolizzazione insito nell’idea di “peccato”, di origine ideologica e religiosa semitica.
 

L’espressione “errore”, usata da Manuele, e il concetto in essa contenuto ci sembrano migliori, rappresentano una giusta via di mezzo. Sbagliare è umano, è proprio dell’uomo e del suo trovarsi “gettato” nella condizione umana; insistere sulla sua colpa, farlo sentire colpevole, porta a risvegliare sensi di colpa, comporta, a un certo punto, una disumanizzazione (quasi savonaroliniana, diremmo) del giudizio e nell’agire e può giungere ad effetti opposti di quelli voluti e ad un rifiuto.
Nel contempo, però, nel termine e nel concetto di “errore” neanche vi sono quel senso di ineluttabilità fatalistica e impotente, che potrebbe portare anche a una deresponsabilizzazione, - in definitiva a un “non ci posso fare niente”, “mi sporco inevitabilmente, perché mi trovo sulla terra,”– a cui potrebbe portare una interpretazione di comodo del concetto induista . L’errore, invece, non è indifferente, viene valutato come tale, si prende coscienza che è un errore e ciò comporta anche il principio di una doverosa correzione di rotta e di comportamenti. Comprendere e riconoscere profondamente che un comportamento o un’azione sono sbagliati, sono errori significa “redenzione”, nasce l’Uomo Nuovo. Quella di Manuele, quando parla a proposito degli atti negativi dell’uomo di “errori”, ci pare dunque una posizione molto giusta e illuminata,
 

   

Rousseau  "L'incantatrice di serpenti"

Rousseau  "Passeggiata nel bosco"

 

Manuele avverte pure il timore di sua madre che egli abbia sofferto nel momento del trapasso, “te lo chiedi sempre”, le dice. Gigliola ha il dubbio e la paura – ma lo hanno tantissime altre persone, viene chiesto continuamente - che il passaggio nell’altro mondo sia stato per suo figlio terribile e doloroso. Manuele, quindi, la rassicura che non c’è sofferenza in questo passaggio, che di per sé non è affatto doloroso; e lui infatti non ha sofferto. Questo, peraltro, lo affermano tutti i comunicanti e Manuele, quando le dice “non ho sentito nulla”, non fa altro che confermare questo dato. Il dolore, semmai, c’è prima della morte, per la malattia, per le eventuali ferite, per le difficoltà dello svolgersi delle funzioni corporee e vitali - e questo perché la capacità di coscienza, i recettori e i terminali sensoriali e dolorifici del corpo e la funzione del “sentire” ci sono ancora tutti nel corpo e trasmettono gli stimoli dolorosi alla coscienza; così noi li avvertiamo. Ma tutto questo cessa al momento del trapasso, perché non c’è più sensibilità corporea, né coscienza degli stimoli corporei, ivi compresi quelli dolorifici; il trapasso, di per sé, è come un assopirsi, un addormentarsi; la capacità cosciente scivola via e poi, col trapasso, è già fuori, non è più in quei recettori corporei e sensoriali che non funzionano più.

 

 

Infine, colpisce anche nel messaggio, ed è bellissimo, quel “grido” del sentirsi vivo, vivissimo. “Io sono vivo” esclama Manuele e lo vuole far sapere anche agli altri, a sua madre soprattutto, perché non soffra e asciughi le sue lacrime e si attenui il suo dolore (“non essere triste … ti sarò sempre accanto”).
È un’altra conferma che l’attenzione e la preoccupazione di Manuele sono sempre rivolte al dolore della sua famiglia e dei suoi genitori. Da qui i suoi consigli (tra poco, in altre lettere, dirà che sarà lui la loro guida protettrice), le sue raccomandazioni (“dovete vivere la vostra vita”), le sue promesse (“qui è un mondo meraviglioso, Dio ci ha preparato un’eternità piena di sorprese”) e il racconto della sua felicità (“la gioia che provo quando volo da una parte all’altra, sono sempre in movimento”).
 

 

 

NOTE

[1] Quella qui raccontata da Manuele è una tipica “esperienza di premorte” (N.D.E , Near Death Experience), come vengono chiamate; ne abbiamo già fatto cenno ma qui, per la comprensione del racconto di Manuele, ne dobbiamo parlare più ampiamente. Sono esperienze (vissuti mentali) riferite da molte persone che sono state in coma o, comunque, in pericolo di morte e che poi hanno superato la crisi; questo racconto di Manuele, che invece non si è salvata la vita terrena ma è trapassato, e ne è quindi una conferma. Queste persone, uscite dal coma o dal diverso stato di pericolo di vita, tornate allo stato cosciente, raccontano di aver vissuto, mentre erano nel precedente stato di incoscienza, o di pericolo, una esperienza di questo tipo: si sono trovate come in un tunnel buio, vorticoso e lì si sentivano proiettate in avanti a grandissima velocità;  in fondo al tunnel vedevano una grande luce e verso di essa erano sospinte o attirate (ovvero sentivano invece di esserne molto lontane); prima di uscire dal tunnel, rivedevano scorrere in un attimo davanti a loro (davanti alla loro mente) tutta la vita trascorsa (e questa è quella che viene chiamata “visione panoramica della vita”), comprendendo dove avevano agito bene e dove avevano sbagliato; alla fine del tunnel si erano ritrovate immerse in una grande Luce (quella che nel tunnel vedevano in lontananza e all’uscita di esso) e li venivano a loro incontro parenti o amici premorti ovvero la figura luminosa di un essere sconosciuto e luminoso (un Angelo o simili) che le accoglieva; questa figura di parente o altro essere di luce le rimandava indietro, dicendo o facendo loro capire che non era ancora il momento di entrare in quel luogo; e infatti uscivano dal coma o scampavano dal pericolo e raccontavano tutto questo.. Oppure,invece di avere quell’ordine o istruzione da quell’essere dall’aldilà, vedevano che c’era come un ostacolo invalicabile, un fiume senza ponti, una siepe, un cancello chiuso, dei monti invalicabili o altro per cui non potevano andare avanti; allora tornavano indietro e riacquistavano la coscienza normale e uscivano dallo stato di coma o da quel pericolo di vita, ritrovandosi normalmente nel luogo, ospedale o altro, e nello stato di malattia in cui erano prima.

Manuele, che invece non aveva superato la crisi mortale ed era trapassato, ha “vissuto” e riferisce, chiaramente, solo la prima parte di questa esperienza, fino al momento in cui gli altri, che sopravvivono, devono ritornare indietro. Come si è detto e come si vede, dunque, il racconto di Manuele ci conferma che i racconti come sopra fatti da quelle persone che si sono salvate e l’esperienza da loro vissuta è veramente una esperienza di premorte (N.d.C)

[2] Luisa è quell’amica di famiglia, madre di Paolo, amico di Manuele, e dotata di capacità medianiche, della quale si è parlato in un capitolo de "Il ragazzo in terra, quello dedicato ai primi suoi contatti".attraverso alcune sensitive. L’episodio al quale Manuele fa qui riferimento è appunto quello della sua prima manifestazione e apparizione a Luisa che era seduta sulla panchina di un parco, che già conosciamo (n.d.C.)

[3] Qui Manuele racconta un’altra esperienza, anch’essa tipica, da lui avuta al momento dell’incidente e prima del trapasso definitivo, che va sotto il nome di “esperienza fuori del corpo (O.B.E., out of body experience). Molte persone (che sono coinvolte in un incidente, oppure  che subiscono un forte trauma, o durante l’anestesia per un intervento chirurgico, ovvero che sono in uno stato di sonnolenza o di estrema monotonia, o anche spesso durante il sonno) riferiscono di aver visto l’ambiente attorno a loro e anche il proprio corpo come da un punto di osservazione fuori dal loro corpo, come se stessero sul soffitto o in un altro punto della stanza e di aver osservato da lì tutto quello che accadeva intorno, ad esempio, l’operazione chirurgica a cui erano sottoposti, se questo era il loro stato. Il momento dell’esperienza O.B.E. precede, naturalmente, quella della N.D.E., nei casi in cui si hanno entrambe. Così è stato per  Manuele, che non è deceduto al momento dell’incidente – e in quel momento ha avuto l’esperienza OBE, di vedersi fuori del corpo e di vedere l’incidente stesso, quasi non fosse il suo - ma è deceduto diverse ore dopo, in ospedale – e allora ha avuto l’esperienza NDE (n.d.C.) -

[4] Brigitte ha mostrato di possedere grandi facoltà medianiche, in lei, oltre alla scrittura automatica, si è poi sviluppata la capacità di entrare in stati di trance, nei quali incorpora sia Manuele che altre Entità, che parlano attraverso di lei. Tutte queste sedute e quello che è accaduto e che è stato detto attraverso di lei, sono documentate nelle registrazioni che ne sono state fatte (n.d.C.)

[5] In effetti la dottrina induista non porta a questa irresponsabilità perché in essa c’e anche il concetto di Karma, per cui, detto in breve, nelle vite successive porteremo le conseguenze delle nostre azioni in questa vita (n.d.C.)

 

 

 

© COPYRIGHT 2006

Tutti i diritti riservati

manuelemessaggidalcielo & gli amici di manuele