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Sono libero come il vento sono
carico d’amore nel firmamento. Posso volare come voglio, andare
in su e in giù prendere le stelle, cavalcare la luna andare
nel sole incandescente. Posso volare nei monti più alti, andare
negli abissi del mare. Posso venire da voi, miei amati, venire da
chi mi ama e mi ricorda. Posso solcare le onde dei mari, venire
da te, amico mio andare dove l’amore mi chiama. Posso dire a
tutti, Dio è grande e voi lo dovete
amare. |
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Gigliola, che ha ricevuto questa
poesia così piena di ariosa libertà, ha avuto da Manuele anche il
regalo di un sogno, nel quale ha vissuto le stesse sensazioni di
libertà e di pienezza, suo figlio la trasportava con sé, facendola
volare nei luoghi immensi descritti sopra e che sono anche tanto
affini alla sua anima e al suo
sentire. |
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Arnold Bőcklin "Nysa, l'isola dei
beati" |
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Le immagini usate da Manuele per darci
queste descrizione sono quelle del nostro mondo, è come se anche di
là il mondo fosse simile a questo nostro, solo infinitamente più
bello, più luminoso, più rarefatto, come all’alba del mattino,
ovvero, viceversa, più intenso, come da noi al tramonto. Ma, a parte
questo loro aspetto al superlativo, le immagini e le descrizioni che
Manuele usa sono quelle stesse del nostro mondo. Questo potrà
far sorridere qualcuno e lasciare increduli, il mondo spirituale non
può essere uguale, non può essere la stessa cosa di quello terreno.
Ci siamo sempre detti e abbiamo sempre creduto che di là tutto sarà
diverso e in modo inimmaginabile ora per noi; e invece ci troviamo
davanti a queste rappresentazioni similterrene! Ma non dobbiamo
meravigliarci se Manuele - e, come lui, tantissimi altri comunicanti
- parlano così e raccontano in questi modi la loro esperienza
ultraterrena; ce ne sono tanti
motivi. |
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Innanzitutto, quando lasciamo la terra restiamo in genere
attaccati ai nostri modelli terreni e a quello che conosciamo;
“partiamo” e, almeno agli inizi, restiamo con i nostri modi di
pensare e i nostri convincimenti. Tutto quello che sappiamo ci viene
dalla nostra esperienza terrena, formata sui modelli che abbiamo
avuti in vita. Se le cose del nuovo mondo non si presentassero così,
almeno all’inizio e prima di apprendere le nuove consapevolezze, non
le capiremmo. Ci troveremmo in un universo alieno ed estraneo.
I |
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Caspar D. Friedirch "Croce in
montagna" |
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Rifacciamoci, ad esempio, al racconto
di Manuele sul suo incontro con la sua Guida Mel e come lui ce lo ha
descritto. Manuele ha detto di “aver visto, d’un tratto, una “luce”
e poi, alla nostra domanda, ha precisato che si trattava di una
figura luminosa di tipo umano. Ora, noi non sappiamo come è Mel
nella sua realtà, ma non c’è motivo per cui, nel suo mondo e nella
sua realtà esistenziale, abbia veramente una forma simile a quella
umana, testa, corpo, braccia, gambe come noi, dato che nella sua
dimensione non c’è bisogno di questi arti e di queste membra, come
ne abbiamo noi sulla terra per muoverci, agire e vivere. Quanto alla
“luce” del suo corpo, anche qui non può trattarsi delle nostre
radiazioni elettromagnetiche e dei nostri fotoni. Inoltre, Manuele
non ha più gli occhi per poter vedere una figura e la nostra “luce”;
egli adesso ha solo l’anima per sentire; percepisce con i sensi
psichici e spirituali e con
l’anima. |
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In un primo approccio dovremmo quindi
dire in quel momento e in quell’incontro Manuele aveva coscienza di
un “qualcosa” del quale avvertiva il carattere di un essere
individuale, dotato di coscienza e intelligenza, una persona,
insomma: e così lo "vede" in forma di figura similumana. Ne
avvertiva, inoltre, la sua positività; per noi, nel nostro
linguaggio e nel nostro immaginario, è “luce” ed è luminoso ciò che
è buono, positivo, ciò che appartiene al cielo, ciò che si conforma
alla volontà e all’amore di Dio. Manuele, in presenza di
quell’essere allora per lui sconosciuto, ne avverte queste qualità –
bontà, intelligenza, positività - e allora, sulla base della sua
esperienza terrena, l’unica che aveva, lo vede e lo qualifica come
“luce”; come essere individuale luminoso. Così, quindi, su
modelli similterreni dovrebbero essere nell’aldilà il vedere e
sentire dri disincarnati. |
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E tuttavia sia Manuele che tutte le
Entità che comunicano, dicono di vedere noi e i nostri ambienti e
quello che facciamo, anche nei particolari, così come li vediamo noi
sulla terra. Non c’è motivo di dubitarne e di sovrapporre a queste
loro affermazioni le nostre costruzioni teoriche psicologiche e
farne un dogma; perciò, con un secondo e migliore approccio,
possiamo ritenere che gli occhi dell’anima vedono anche le nostre
forme come le vediamo noi. |
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Dunque,
oltre a vedere come vediamo noi, di là si percepisce con l’anima e i
nuovi sensi – e così è stato per Manuele – e le cose e la realtà
vengono interpretate in base alla precedente esperienza e ai
pregressi modelli terreni e umani, secondo l’emozione e i
sentimenti, positivi, negativi o altro, che esse ci destano. È lo
stesso meccanismo, in fondo, che è alla base dei sogni e delle
rappresentazioni oniriche. Noi vediamo i personaggi, gli ambienti e
quant’altro che incontriamo nei nostri sogni e li rivestiamo con le
forme (“i vestiti”) che ci danno la nostra esperienza diurna e
terrena e le emozioni e i sentimenti che ci danno questi
“incontri”. |
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La Gerusalemme celeste (iconografia del
'600) |
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Ma “di
là” il meccanismo costruttivo delle forme e delle figure che vi
“vediamo” non è solo questo paraonirico dell’associazione ed
assimilazione con immagini derivate dall’esperienza conosciuta sulla
terra; ce ne sono altri. E così, possono originarsi anche dalla
capacità costruttiva psicocinetica, PK. E così dobbiamo ricordarci
che il pensiero è creativo, perciò queste cose che “vengono viste”
possono essere delle creazioni fatte col pensiero (“forme-pensiero”
individuali e/o collettive) dallo stesso percipiente o da altri per
lui. Nel caso di questa poesia e delle altre descrizioni simili
fatte da Manuele, questa concezione delle “creazioni psicocinetiche
collettiva” può essere applicata alle raffigurazioni degli “abissi
del mare”, del “volare” e dell’ “andare su e giù” per l’universo e
“prendere le stelle”, “cavalcare la luna”, “volare sui monti” e così
via; ma non a Mel e ad altri esseri
analoghi. |
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In conclusione, questi luoghi
oltremondani che Manuele vede e di cui parla potrebbero essere sia
sue esperienze interiori, così descritte perché questi sentimenti
gli provocano; sia anche forme pensiero create da lui (in base a
quelle sue immaginazioni) o da altri per lui. Sotto il primo
aspetto, se ben pensiamo, già ora, qui sulla terra, il senso della
bellezza, il senso dell’amore, quello di un valore, quello della
libertà e così via – e il senso del divino, che li riassume tutti –
sono sentimenti ed emozioni che appartengono all’anima e che si
apprezzano con l’anima, si percepiscono “col cuore”. Tanto più “di
là” si percepirà in questo
modo. |
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raffigurazioni mitologiche |
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Sotto il secondo aspetto, pensiamo
alle favole e ai miti. Le emozioni, i sentimenti, le situazioni, le
esperienze che l’uomo fa, ripetute e ripetute e ripetute, si
cristallizzano, si categorizzano, si fissano in immagini, simboli e
segni. Venere, l’amore, Marte, lo spirito guerriero, Dioniso,
l’ebbrezza della coscienza dilatata. E poi Prometeo, Caino, Abele,
la Torre di Babele, Lucignolo, Biancaneve, la regina-strega cattiva,
Ulisse ecc. ecc. Diventano archetipi ed esistono come archetipi,
delle forme-pensiero, che vivono nell’inconscio collettivo e da lì
risalgono e restano latenti nel nostro profondo come
rappresentazioni archetipiche. Nessuna meraviglia quindi se,
rivivendo una di queste esperienze, sentimenti, situazioni,
incontriamo nell’anima e vediamo con l’anima una di queste figure.
Per l’artista - lo scrittore, il poeta, il pittore, il musicista -
questa è un’esperienza ben conosciuta. |
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raffigurazioni
mitologiche |
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Ma, fra tante spiegazioni e
possibilità, qui è da ritenere che le esperienze che Manuele ora fa
e le verità che ora conosce e delle quali ci parla siano
essenzialmente spirituali e che le faccia nella sua interiorità; e
che solo per darcene un’idea e rendercele comprensibili usi quelle
metafore e ce le racconti con le forme della nostra e della sua
passata esperienza; come straordinari viaggi e inimmaginabili
panorami dell’infinito universo, dove adesso lui vola libero.
Il canto di Manuele è dunque un canto di libertà, libertà di
volare in ogni angolo di un universo bellissimo e infinito e di
proiettarvisi come crede e dove crede. È questo sentimento, questa
emozione che egli prova e di cui ci parla. Ma c’è altro, vediamo
ancora. |
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raffigurazioni mitologiche
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Manuele canta la sua libertà e la
canta con quelle immagini, con quei simboli, con quelle
raffigurazioni che abbiamo letto. Eppure, il vero senso della poesia
è anche un altro, più criptico, più nascosto; ed è questo secondo
senso segreto quello principale, quello di cui Manuele ci vuole
veramente parlare. Per scoprirlo, dobbiamo andare alla ricerca delle
parole chiave che fondano questo secondo significato; rileggiamo i
versi con attenzione. |
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Già all’inizio si fa notare quel verso
“carico d’amore nel firmamento” e sta in esso la “chiave di
volta”, il filo di Arianna, per capire il vero significato della
poesia; soprattutto se lo raccordiamo a tutto quanto già sappiamo di
Manuele, che la sua personalità è animata dall’amore. . Quel
verso, dunque, ci dice che la carica che anima Manuele, la carica
che lo muove lì in cielo è una carica, è l’amore. Manuele si vede e
si sente di stare nel cielo - “nel firmamento” è la metafora della
vita spirituale che usa - e, nello stesso tempo, sente dentro di sé
una carica fortissima che lo sospinge, che lo anima dentro.
L’esamina e subito riconosce che è una carica d’amore “sono
carico d‘amore”. È questa carica che lo spinge a fare, ad agire,
a muoversi; che lo spinge ad “essere”, insomma, “essere” come
opposto a “non essere”: “Io sono” quando mi sento vivo e
faccio, quando esprimo me stesso e sento la mia pienezza. Quando non
mi realizzo, quando non faccio, “Io non sono”.
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Gustav Klimt "La
vergine" |
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E lì, in cielo, con questa carica che
lo sospinge, Manuele si sente ed è “libero come il vento”,
nulla lo trattiene, può fare quello che vuole, senza limiti. Non può
restare fermo, senza fare niente, stare lì solo a guardarlo questo
cielo, è impossibile per lui che è sempre stato operativo, fattivo,
anche sulla terra. Libero, lì in cielo e con una carica d’amore
che lo spinge ad “essere”. Ma “essere” vuol dire
essere sé stesso, esprimere e realizzare la propria personalità, la
propria specificità individuale; e la personalità, la specificità di
Manuele stanno, lo sappiamo, nell’amore e nel realizzare l’amore e
nel realizzarsi nell’amore. Manuele, dunque, si sente nella libertà
più assoluta di essere se stesso, di esprimere la propria
personalità, di esprimere ed essere
amore. |
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Quel verso ci dice che libertà
significa amore, vi è libertà quando si ama, quando si può amare,
quando si è liberi di amare; questa è la chiave di lettura della
poesia. Ma poi, subito, c’è una seconda chiave, altrettanto
importante della prima: Manuele, “libero come il vento” di andare
dove vuole e di fare quello che vuole, ci dice che una delle cose
che più desidera fare – e che menziona – è “andare dalle persone
che amo”, “andare da chi mi ama e mi ricorda”. Chi mi ama e
mi ricorda e la famiglia innanzitutto, è stato sempre il suo primo
pensiero, appena giunto nell’aldilà. Comunicare con loro, far sapere
che era sempre vivo, raccontare del nuovo mondo e delle nuove
esperienze che viveva. E in seguito, cresciuto nella spiritualità e
nell’evoluzione, inviare i propri messaggi, l’insegnamento e dare la
sua protezione, |
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E poi il suo pensiero, poi, si allarga
nel riandare col ricordo alla sua vita, a quello che fu. L’amore che
sente di voler dare e portare non è solo per la famiglia, i suoi
amati, che più immediatamente vengono a mente, il suo amore è verso
tutti i suoi amici e tutte la persone che lo conobbero e tutti
quelli che si ricordano di lui. Ma neanche questo è sufficiente
per il nuovo Manuele e lui lo avverte subito. E così, d’un tratto,
per associazione di idee, gli viene in mente il mare, ne vede
l’immensità e vede come le onde di esso portano all’infinito; e
sente come lui questo mare e queste onde vuole solcarli tutti,
altrettanto all’infinito. E allora avverte dentro di sé che questo
“mare” è l‘amore, che riempie tutto l’universo, e sente, con
un abbraccio più profondo e veritiero, che l’amore che gli gonfia il
cuore è altrettanto universale e che il suo amore e la sua amicizia
sono verso tutti. Vuole andare, con questo sentimento, da tutti, a
tutti vuole portarlo, non solo dai suoi cari, non solo da chi amò e
lo conobbe in vita ma proprio da tutti, anche da te, da me, da
chiunque può sentirlo e può essergli vicino e al quale lui può stare
vicino – anche attraverso la lettura di questi suoi messaggi e
ascoltandoli. La poesia si fa commovente, di una dolcezza
incredibile quando si rivolge, quasi personalmente, a tutti quanti e
a tutti dice “posso venire da te, amico mio”.
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Il suo amore è per tutti, così lui lo
sente. La rivelazione di questi sentimenti, concatenati tra loro,
uno dopo l’altro, uno in conseguenza dell’altro, che gli salgono dal
profondo, lasciano Manuele stupefatto, esultante. Tanta è la loro
grandezza e la loro meravigliosità e, alla fine, ne scaturisce la
conclusione, il percorso d’amore si completa e Manuele capisce e
sente che la somma di tutto questo è Dio, è l’amore di Dio. Al sommo
di tutto c’è Dio, che ci dona l’amore, che ci fa trovare questa
pienezza gioiosa dell’amore – del Suo amore, che riassume e contiene
in sé tutto l’amore e anche il nostro amore - e dell’amicizia – la
Sua amicizia, che riempie l’universo. “Dio (che ci dà questo) è
grande”, dice Manuele, “(e ora che lo so) posso (voglio) farlo
sapere a tutti”; e conclude “Come possiamo fare a meno di amare
Dio?” Sono queste quattro successive chiavi di lettura che
svelano il segreto
della poesia di Manuele. |
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Al
riguardo del tema qui trattato, ci piace riportare questo disegno di
Manuele. Anche se è stato inviato da lui in un’altra occasione, ci
sembra il posto più appropriato, attinente a tutto quello che
abbiamo detto.
Raffigura una colomba, che è la rappresentazione dello
Spirito Santo nella nostra religione, ma è anche simbolo universale
della pace e dell’amore – l’amore e l’amicizia portano alla pace, ci
portano ad essere vicini e a comprenderci tra noi, ad essere tutti
un “mosaico” collaborante insieme, in vista di quel quadro
complessivo finale, che è il progetto di Dio.
Nel
disegno, dalla colomba escono tanti raggi diretti in giù, verso il
basso, verso il nostro mondo. Sono raggi di luce, i raggi e i fili
dell’amore, che escono dall’amore di Dio, e che scendono verso le
tante creature dell’universo e che riempiono la Sua
creazione.
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RICERCA PSICHICA & FELICE mASI
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